Articoli marcati con tag ‘2019’

santi cioè alternativi

Tunde Afolayan, Procession (2000)

Essere santi!
È la grande sfida della nostra vita!
Abbiamo “scoperto” – ma in realtà i cristiani l’han sempre saputo –
che tutti siamo chiamati ad essere santi!
E quando si dice “santi” non intendiamo un generico essere brave persone
oppure essere onesti o particolarmente religiosi!
Essere santi è essere perfetti… anzi, eroicamente perfetti!
Sarà mai possibile? O è solo un bell’ideale destinato a restare deluso?

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intima presunzione

Che cosa manca a questo “fariseo” per cui va a casa sua perdendo la sua giustizia
– cioè la sua “santità”, la sua vicinanza a Dio -?
Che cosa ha fatto di tanto grave?
Qual è questa “intima presunzione” (che magari abita anche la nostra vita)?
Dobbiamo chiedercelo bene e non fermarci a dire banalmente che era presuntuoso!
O che abbia messo in primo piano l’io piuttosto che Dio – come ho letto in qualche commento.
Perché la preghiera del fariseo è perfetta: con autenticità riconosce che tutto viene da Dio.
Se egli è capace di non essere come quel pubblicano è perché il Signore lo aiuta!
Questa parabola ci fa vedere chiaramente quello che insegna san Paolo
e cioè che non siamo resi “santi” per le opere che compiamo, ma per la fede (Rm 3,21-28)!

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a che serve pregare

Non ci sembra difficile comprendere le parole finali del Signore del Vangelo di oggi
sullo stato della fede al ritorno del Signore Gesù alla fine del mondo.
Vediamo come la fede interessi sempre meno le persone
e permei sempre di meno le culture e le società in cui viviamo
per cui non ci meraviglia la sua osservazione!
Persino nella Chiesa ci sono autorevoli preti che fanno inni all’eresia
e alti prelati che sognano il sovvertimento della fede in ragione di una «modernizzazione».
C’è posto ancora per la fede nel mondo e nella Chiesa di oggi?
Il segno più eloquente di questo è la considerazione che si ha della preghiera
e, soprattutto, di chi della preghiera fa una sorta di ruolo, i monaci e le monache.

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knocking on heaven’s doors

Sarebbe facile strumentalizzare questa parabola del Signore
e farla diventare una favoletta moralistica sul fatto che
ci sono i poveri e noi invece stiamo bene e che dobbiamo essere solidali ecc. ecc.
Sarebbe facile e, probabilmente, anche poco rispettoso di quello che il Vangelo ci annuncia
– e, d’altronde, ogni moralismo è estraneo all’annuncio del Signore! –
Questa parabola, infatti, torna su un tema “classico” della Scrittura:
l’uomo vede le cose in un modo, ma Dio… in un modo davvero diverso!

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spregiudicatezza

Marinus van Reymerswaele
La parabola dell’amministratore disonesto
particolare

Farebbe fatica il Vangelo di oggi ad essere accettato nei salotti buoni della nostra società
dove ciò che conta è l’autenticità, la coerenza, l’essere a posto.
Il comportamento che il Signore indica come riferimento
è, di fatto, un comportamento disonesto, diremmo quasi mafioso.
Quell’uomo sta per perdere tutto e sfrutta la sua situazione per farsi qualche complice.
Non proprio un comportamento corretto!
Ma, bisogna che lo impariamo, Dio è spregiudicato!
Dio, almeno così come ce lo annuncia Gesù, è addirittura irriverente!

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
Per questo ogni membro della fraternità avrà a cuore di sentirsi pienamente corresponsabile del bene della comunione fraterna e si spenderà totalmente nell’opera affascinante e faticosa del discernimento comunitario evitando gli opposti scogli del comunitarismo e dell’individualismo.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.