Articoli marcati con tag ‘2019’

un galateo evangelico

Persino Gesù ci offre oggi un suo “galateo”!
Perché le due piccole parabole che abbiamo ascoltato si riferiscono proprio
a “buone maniere” da avere quando si fanno banchetti.
Ma dobbiamo subito notare una cosa:
il galateo evangelico è un po’ distante dalle logiche che incontriamo di solito.
Non perché vuol essere “alternativo” ad ogni costo,
ma perché, piuttosto, il Vangelo ci indica
un modo di vivere, di pensare e di agire
che, senza negare ciò che è bene e opportuno per ogni persona e ogni cultura,
è sempre oltre e apre dli spazi per una umanità rinnovata e più autentica.
L’annuncio evangelico quasi mai si contrappone,
ma, sempre, offre una possibilità più alta, più esigente e più liberante!

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divisione

Fuoco… battesimo, cioè acqua!
Sono due immagini che ci parlano dello Spirito Santo.
Gesù desidera che questo “dono” arrivi presto,
per Lui, perché viva la sua Pasqua
e per tutti, perché possano davvero trovare la vita vera.
Ma noi immaginiamo che questa vita vera sia subito una cosa “pacifica”
e, invece, la prima cosa che opera lo Spirito Santo
– ci insegna il Vangelo – è la divisione!
Com’è possibile? Ci chiediamo!

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la giusta prospettiva

Spesso, nella vita, è importante capire da quale prospettiva guardare le cose.
Perché dal lato in cui ti poni ogni cosa appare in modo diverso.
Possiamo ricordare l’episodio evangelico della vedova che getta due spiccioli nel tempio (Lc 21,1-4).
Se la guardi con gli occhi di chi paragona il valore delle offerte è una cosa
Se la guardi con gli occhi di chi considera quanto la persona offre dei suoi beni è un’altra.
E così anche nel nostro Vangelo di oggi.
È un brano che rischia di essere fortemente strumentalizzato a favore di una religione che sia solo opere.
Un po’ come succede con l’insegnamento del Papa che qualcuno vuole ridurre
ad una posizione politica specifica o a una rivoluzione della Chiesa.

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Se c’è un desiderio che abitava il cuore di Gesù – e che lo abita ancora, in realtà –
è quello di “sfamare”, “dissetare”, di offrire la vita a ogni creatura.
Il Vangelo oggi ce lo fa capire bene:
i discepoli avrebbero voluto “congedare la folla”, anche giustamente.
Hanno fatto quello che dovevano fare, forse anche qualcosa in più,
e ora ognuno può andare a casa sua…
Ma Gesù no! Gesù non vuol solo insegnare e guarire
Gesù vuole sfamare e prendersi cura totalmente di queste persone!

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grazia

Una delle cose che ci dividono dalle Chiese dell’Oriente cristiano
è proprio un piccolo particolare della visione della Trinità.
Noi la risolviamo con il fatto che sono cose “teoriche”, che non riguardano la nostra vita,
che alla fine è importante volersi bene più che pensare la stessa cosa.
Molti, specialmente tra i monaci dell’oriente, non la vedono così
e questa questione è una cosa centrale, essenziale…
Che cosa possiamo ricavarne?
Dobbiamo scoprire che la verità su Dio – e, di conseguenza su tutto ciò che esiste – è importante!
Può sembrarci inutile, talvolta anche divisiva, ma è qualcosa che riguarda la nostra vita.
Può sembrarci strano, ma è profondamente diverso credere nella Trinità
o credere nel Dio dei musulmani.  O in un mondo divino come nell’induismo.
Diverso è fare di questo una contrapposizione inconciliabile e, addirittura, che conduce all’odio.
Ma dobbiamo capire bene che professare la nostra fede
– anzi cantarla, come facciamo nella liturgia –
è importante, prezioso. Non solo “praticarla”, ma anche dirla con le parole e le nostre scelte.

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La “Fraternità di san Bonifacio” riconosce di ricevere dalla Trinità beata una duplice chiamata:
vivere, nei luoghi e nei tempi in cui essa si trova, il dono della pace del Cristo
evangelizzare – a partire da se stessa – attraverso la partecipazione alla comunione trinitaria vissuta nella Chiesa.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.