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suicidarsi… ovvero morire a sé stessi

paoloditamma

san Paolo di Tamma

no! non preoccupatevi… non sono depresso… né voglio inneggiare al suicidio!

voglio semplicemente tener fede ad un post di qualche mese fa (idee che spaccano) in cui dicevo che saremmo tornati sugli argomenti lì accennati…

il primo riguarda proprio questo: san Paolo di Tamma che, secondo la tradizione copta, si suicidò sette volte! Leggi il resto di questo articolo »

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idee che spaccano…

monaco copto

mi colpiscono due cose…

oggi i copti festeggiano un monaco del III secolo che è morto suicida sette volte: san Paolo di Tamma
storia strana, direte, ma… che parla di come per giungere a Dio bisogna continuamente morire (7 volte è la pienezza di ciò che è possibile fare nell’ordine creaturale)… morire per giungere all’Amore vero… rinunciare a se stessi, “suicidarsi” per poter giungere a Dio…

san Bernardo di Clairvaux

l’altra è che leggendo una splendida sistematizzazione del pensiero di san Bernardo di Claivaux di Etienne Gilson emerge un’idea che sembra così lontana da noi e che, pure, mi sembra così eternamente vera: per salvarsi occorre percorrere una via di ascesi e perfezione che la vita monastica offre… e non ci sono molte altre vie, altre strade… come dire: “vuoi salvarti?” “perché non farti monaco?”

idee su cui torneremo con più calma, ma che… spaccano

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dalla Regola di vita
Vita di preghiera
Sono da evitare la pratica comune di devozioni popolari particolari legate ai mesi dell’anno (mese di maggio, mese di giugno, mese di ottobre, ad esempio): le motivazioni del loro uso pastorale non sono applicabili alle necessità spirituali della fraternità. Se qualche membro della comunità vuole vivere queste devozioni lo fa personalmente, in accordo con il proprio (la propria) responsabile e con il consenso della propria guida spirituale.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.