Articoli marcati con tag ‘omelia’

cantus firmus

Il Signore Gesù non sempre è simpatico e accomodante.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ce lo presenta deciso, fermo e scostante!
Non cerca compromessi con i Samaritani che non lo accolgono;
a chi vuole seguirlo chiede cose che sembrano addirittura disumane.
Non sembra essere il Gesù che ci aspettiamo!
È che qui san Luca ci presenta un aspetto importante della vita cristiana
– un aspetto a cui lui tiene molto, se cui torna anche negli Atti –
e quest’aspetto è la radicalità con cui bisogna vivere la fede e il Vangelo.

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Se c’è un desiderio che abitava il cuore di Gesù – e che lo abita ancora, in realtà –
è quello di “sfamare”, “dissetare”, di offrire la vita a ogni creatura.
Il Vangelo oggi ce lo fa capire bene:
i discepoli avrebbero voluto “congedare la folla”, anche giustamente.
Hanno fatto quello che dovevano fare, forse anche qualcosa in più,
e ora ognuno può andare a casa sua…
Ma Gesù no! Gesù non vuol solo insegnare e guarire
Gesù vuole sfamare e prendersi cura totalmente di queste persone!

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grazia

Una delle cose che ci dividono dalle Chiese dell’Oriente cristiano
è proprio un piccolo particolare della visione della Trinità.
Noi la risolviamo con il fatto che sono cose “teoriche”, che non riguardano la nostra vita,
che alla fine è importante volersi bene più che pensare la stessa cosa.
Molti, specialmente tra i monaci dell’oriente, non la vedono così
e questa questione è una cosa centrale, essenziale…
Che cosa possiamo ricavarne?
Dobbiamo scoprire che la verità su Dio – e, di conseguenza su tutto ciò che esiste – è importante!
Può sembrarci inutile, talvolta anche divisiva, ma è qualcosa che riguarda la nostra vita.
Può sembrarci strano, ma è profondamente diverso credere nella Trinità
o credere nel Dio dei musulmani.  O in un mondo divino come nell’induismo.
Diverso è fare di questo una contrapposizione inconciliabile e, addirittura, che conduce all’odio.
Ma dobbiamo capire bene che professare la nostra fede
– anzi cantarla, come facciamo nella liturgia –
è importante, prezioso. Non solo “praticarla”, ma anche dirla con le parole e le nostre scelte.

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nonsoloGesù

Non basta solo Gesù? Potremmo chiederci questo!
Abbiamo bisogno di altro? Di un altro “consolatore” o “difensore” o “avvocato”?
Può sembrare una domanda inutile o forse soltanto per chi si diletta di teologia.
Ma, in verità, è davvero importante!
Ci basta soltanto Gesù nella sua storia di 2000 anni fa?
Ci basta soltanto una raccolta di libri da cui ricavare norme di comportamento, come la Bibbia?
C’è davvero bisogno di altro?
Questa è la questione che molti, senza rendersene conto, dicono quando fanno affermazioni come:
“Ma nella Bibbia non si parla di questo!” “A che serve la Chiesa? Basta l’esempio di Gesù!”

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dalla Croce all’eternità

C’è una differenza forte nel Vangelo di San Luca tra due scene che sono, in qualche modo, simili.
Simili perché si parla del fatto che Gesù non c’è più.
La prima è la scena della crocifissione, della Morte del Signore; l’altra è questa dell’Ascensione.
Gesù non c’è più, scompare dalla vita dei discepoli, degli Apostoli.
Eppure il modo in cui le persone reagiscono a questi due eventi è totalmente diverso.

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dalla Regola di vita
Vita di lavoro
Una parte del lavoro è svolta anche per la casa, le necessità comunitarie o le iniziative promosse dalla comunità stessa. Ogni membro della comunità ha, perciò, in casa delle mansioni da svolgere ordinariamente e, nel caso di iniziative comunitarie, ha un incarico specifico perché ogni attività comune sia davvero di tutti e non solo di alcuni.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.