… tra presente e futuro: ecco il tempo della misericordia!

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Simone Martini – Assisi, Morte di san Martino

Marina di Minturno
28 febbraio 2016
III domenica di Quaresima

 

Questo bel Vangelo ci insegna anzitutto che le notizie che ci circondano
Non sono così straordinarie come ci appaiono spesso
Ma, invece, sono come quelle che da sempre l’umanità ha ascoltato
E da cui sempre è stata come scossa, meravigliata, intimorita
Allora erano, come oggi, fatti di sangue, eventi disastrosi con stragi…
Però Gesù invita a non lasciar passare inutilmente queste notizie, ma a farne una scuola
Non una scuola moralista per lamentarsi di quel che non va e rimpiangere i bei tempi passati
Ma una scuola per cogliere quel che Dio vuol dirci in questi eventi

E noi lo vogliamo oggi scoprire ponendo l’attenzione su una frase decisiva del Signore:
“Ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo!”
Può sembrare una minaccia e forse, in qualche modo lo è
Vorrei, però, che ponessimo l’attenzione su un piccolo particolare molto rivelatore!
Ci sono due verbi nella frase di Gesù
Uno è “convertite”: un verbo al presente
L’altro è “perirete”: un verbo al futuro
Proprio così è nel testo originale greco… la vecchia traduzione che ascoltavamo, invece
Riportava due verbi al futuro: “Se non vi convertirete, perirete”
Ma questo piccolo particolare è davvero significativo per noi!

C’è uno spazio che si apre per noi, uomini peccatori!
Tra l’oggi e il domani terribile del giudizio c’è un tempo da vivere, da sfruttare!
Sì! Questo è il grande annuncio del Vangelo di oggi
Abbiamo tempo per convertirci! Abbiamo ancora qualche possibilità per non finire dannati!
C’è un tempo di misericordia che Dio ci dona, ci offre!
E la parabola con cui il Vangelo si chiude, allora, diventa subito chiara
Non portiamo frutto, ma Dio ha ancora pazienza prima di tagliarci dalle radici

Se le cose stanno così allora c’è un invito che giunge al nostro cuore pigro e intorpidito:
Convertiti! Comincia con decisione a percorrere le vie di Dio!
Non perdere altro tempo! Non trastullarti più!
Ma credi al Vangelo e mettiti in cammino con il Signore!
Altrimenti morirai come quelli… allo stesso modo!
Come sono morti quelli?
Senza essere in cammino, senza accogliere Gesù, senza che quella morte avesse una speranza!
Come muoiono molti oggi… capita, succede…
Se, invece, guardiamo ai santi scopriamo che la loro morte è un evento vissuto
È un atto straordinario di vita vissuta…
Vi leggo, ad esempio, il racconto della morte di san Martino di Tours fatta da Sulpicio Severo
“Martino previde molto tempo prima il giorno della sua morte.
“Avvertì quindi i fratelli che ben presto avrebbe cessato di vivere…
“Chiamati perciò a sé i fratelli, li avvertì della morte ormai imminente.
“Tutti si rattristarono allora grandemente, e tra le lacrime, come se fosse uno solo a parlare, dicevano:
“«Perché, o Padre, ci abbandoni? A chi ci lasci, desolati come siamo?…».
“I sacerdoti che erano accorsi intorno a lui,
“lo pregavano di sollevare un poco il suo povero corpo mettendosi di fianco.
“Egli però rispose:«Lasciate, fratelli, lasciate che io guardi il cielo, piuttosto che la terra,
“perché il mio spirito, che sta per salire al Signore, si trovi già sul retto cammino».
“Detto questo si accorse che il diavolo gli stava vicino.
“Gli disse allora:«Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato!
“Il seno di Abramo mi accoglie».
“Nel dire queste parole rese la sua anima a Dio.
“Martino sale felicemente verso Abramo. Martino povero e umile entra ricco in paradiso.”

Non sono pochi i santi che ci testimoniano di questa lucidità nel momento della morte
E specialmente i martiri trovano una forza speciale nel morire per il Signore!
Come sono giunti a questo? A questo morire che non è come quelli di cui parla il Vangelo?
È a causa della loro conversione decisa e piena a Dio!

Questo gioco straordinario tra il presente della nostra conversione e il futuro della nostra morte
È lo spazio lasciato alla nostra conversione
Abbiamo questo attimo che viviamo per convertirci a Dio con tutto il cuore
Abbiamo questo oggi, questo presente per andare verso il Signore con pienezza!
Questo presente è carico di un futuro di gloria, se lo vogliamo!
Questo presente che ci è donato istante dopo istante nella nostra vita
Contiene il segreto della nostra salvezza se lo usiamo per convertirci

San Benedetto nella sua Regola dice la vita del monastero è fatta appunto per questo
Per la conversatio, cioè la conversione… tanto che è il termine che egli usa per descrivere
Non solo la vita dei monaci, ma la vita di chi vuole davvero essere cristiano!
E noi?
Useremo questo piccolo tempo che momento per momento ci è dato per convertirci?
Sfrutteremo questo presente continuo in cui viviamo per cominciare a portare frutto?
Ecco Gesù, il divino vignaiolo
Per noi intercede presso il Padre perché ci doni ancora un presente da vivere per convertirci
Ottiene dal Padre il dono del concime dello Spirito Santo per farci convertire
E usa la zappa della sua Croce per lavorare il nostro cuore!
Accogliamo questo lavoro con gioia e convertiamoci di tutto cuore!
Crediamo umilmente al Vangelo per essere salvi…
Lasciamoci lavorare da Gesù per portare un frutto che ci doni la vita vera ed eterna!

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
In questo capitolo annuale una parte importante è dedicata al discernimento sull’uso dei beni. In modo particolare si cerca di mantenere una reale povertà di vita personale e comunitaria.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.