Tu, o Cristo, ci sei necessario!

Marina di Minturno,
24 gennaio 2016
Terza settimana del tempo ordinario

Oggi… vuol dire non proprio “quel giorno che è successa quella cosa”
È, invece, un “oggi” sempre presente, sempre attuale, permanente
Questo “oggi” di cui parla Gesù nel Vangelo è ogni momento in cui la Parola è letta, annunciata!
Oggi è questo momento – questo preciso – che si sovrappone a quello di quel giorno a Nazareth
Oggi è ogni istante vissuto alla luce del Vangelo del Signore
Oggi è l’eterno presente, questo attimo in cui ci è data la vita e in cui possiamo amare Dio
In questo “oggi” la Parola di Dio diventa completa, piena, disponibile
Non è una lettera morta, come ogni parola che siamo abituati a sentire
In questo “oggi” la Parola di Dio sfodera tutta la sua forza, diventa viva, operante
E possiamo viverla!

“Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”
Questa è una delle frasi più sfolgoranti della Bibbia!
Gesù ha l’ardire di affermare che in Lui la Legge e la parola profetica diventa perfetta
Con Lui la Parola diventa completa, piena, operante…

Ma quale Parola?

È importante porre la nostra attenzione su quale Parola Gesù ha scelto
Perché non è una parola qualunque!
Nel brano di Isaia notiamo anzitutto che Gesù si presenta come il Cristo!
Come Colui che è consacrato con l’unzione e su cui abita lo Spirito di Dio
Questo è proprio il significato della parola “Cristo”: essere unto, essere consacrato con un’unzione
Quando noi diciamo Gesù Cristo non intendiamo dare un “cognome” a Gesù
Ma confessiamo che Gesù è Colui che è consacrato con l’unzione…
Ed è un modo per confessare tutta la Trinità!
Perché c’è chi consacra, che è il Padre
C’è l’unzione che è lo Spirito Santo stesso
E c’è il Figlio che è consacrato
Dicendo Gesù Cristo – se lo diciamo con tutto noi stessi, con la nostra piena intelligenza –
Noi confessiamo la Santissima Trinità e presentiamo chi è Gesù
E, in effetti, proprio in Lui si realizza quella parola di Isaia
Non solo nel tempo, ma nell’eternità!
Perché questa consacrazione non è solo nella storia, ma è la vita stessa di Dio
Che, poi, nella storia abbiamo potuto conoscere quando il Verbo si è incarnato…

Però, poi, la citazione di Isaia continua…
E il Signore ci fa scoprire perché è venuto in mezzo a noi e si è incarnato:
Per offrire un tempo di grazia!
Un tempo, cioè, nel quale gustare e vivere la salvezza che viene da Lui
E connota questo tempo con 4 situazioni:
portare ai poveri il lieto annuncio,
proclamare ai prigionieri la liberazione
ai ciechi la vista;
rimettere in libertà gli oppressi

Così facendo Gesù ci fa scoprire non solo quello che Lui fa
Ma ci rivela anche come noi dobbiamo accostarci a Lui
Egli viene a portare il Vangelo ai poveri; viene a liberare chi è prigioniero
Viene a portare la vista ai ciechi e a liberare chi è oppresso.
Ma se tu non sei povero, il lieto annunzio non ti giunge!
Se non sei prigioniero… non puoi essere liberato!
Se tu pensi di vederci chiaro, non puoi essere illuminato dal Signore!
E solo chi è oppresso può assaporare la libertà di Cristo!
Così il Signore ci insegna che per accogliere Lui, la Parola del Padre
Non si può essere ricchi, pieni di sé, delle nostre sapienze, dei nostri sentimenti
Se siamo già liberi non abbiamo bisogno di chi venga a liberarci
Se già ci vediamo non desideriamo la luce
Se siamo emancipati e ormai pieni di orgoglio non ci serve un redentore!

Ma è proprio così?
Sono vere le nostre ricchezze, le nostre sicurezze?
O non sono così incerte e insicure che basta un clic per farci perdere risparmi di una vita
Oppure un momento e scopriamo di avere la vita appesa ad un filo…
Siamo davvero liberi? Noi che pensiamo come ci comandano i maestri di pensiero
Che con sapienza e scaltrezza manipolano l’opinione pubblica
Basta vedere come in questi giorni persino uomini di Chiesa si accodano
Alla follia di leggi che vogliono minare la famiglia e l’origine stessa della vita
Siamo davvero liberi di poter dire che non è così?
Che è l’unico amore sponsale e fecondo è quello di un uomo e una donna uniti in matrimonio
Siamo davvero capaci di vedere?
Quando scopriamo giorno dopo giorno nuove frontiere della scienza, della saggezza umana!
E non siamo forse oppressi noi? Che combattiamo contro i nostri difetti, i nostri vizi, i nostri limiti
E spesso non riusciamo a spuntarla neanche un po’!
Tanto che magari ci arrendiamo o perdiamo la speranza di poter essere migliori!

Carissimi! Se siamo davvero onesti con noi stessi
Dovremmo gridare giorno e notte al Signore
Chiedere che venga a liberarci, ad illuminarci, a salvarci!

Sì! Vieni, o Signore! Di te abbiamo bisogno! E con le parole del beato Paolo VI ti invochiamo:
“O Cristo, nostro unico Mediatore, Tu ci sei necessario…
Tu ci sei necessario, o solo vero Maestro…
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro…
Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del genere umano…
Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri dolori…
Tu ci sei necessario, o Vincitore della morte
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio con noi (Mt. 1, 23),
per imparare l’amore vero
e per camminare nella gioia e nella forza della Tua carità la nostra via faticosa,
fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli.”*
(Dalla lettera pastorale Omnia nobis est Christus del card. G.B. Montini per la Quaresima 1955)

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Vita di comunione ecclesiale
Una particolare attenzione è dedicata al rapporto vivo e sempre più profondo con il popolo d’Israele, che è la radice da cui ogni esperienza ecclesiale proviene. In modo speciale si avrà cura di arricchirsi con la lettura ebraica dei testi biblici, la liturgia sinagogale e la teologia che la comunità ebraica esprime.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.