un Padre e due fratelli… anzi tre!

DSC01214Marina di Minturno
6 marzo 2016
IV domenica di Quaresima

Due fratelli e un padre… una storia come tante e che conosciamo molto bene
Ma chi sono questi fratelli e questo padre?
Questa domanda è davvero importante per capire bene questa parabola del Signore!

Anzitutto questi due fratelli siamo noi
È l’umanità stessa che può essere divisa, come spesso facciamo, in buoni e cattivi
I buoni, figli maggiori che stanno nella casa e che lavorano nei campi
Sono quelli che sono fedeli alla Legge di Dio, ai comandamenti
E poi ci sono i cattivi, dall’altra parte, che sono lontani dalla casa del padre
E sono quelli che vivono senza pensare a Dio, alla sua legge…
Eppure tutti e due sono in realtà lontani dalla casa del Padre
E dalla gioia, dalla festa che in essa si può vivere
I buoni perché pensano al lavoro, alla fatica di essere fedeli
E non possono mai far festa con i loro amici
E mi sembra di sentire quelle cose che diciamo in chiesa, tra credenti
“È difficile essere cristiano” “Mica è una cosa comoda e facile seguire Dio!”
Cose che diciamo, che pensiamo… sottolineando la fatica, la noia di essere credenti!
E sogniamo, magari, di vivere la felicità con altri, i nostri amici, ma non con Dio, nostro Padre!
E, sotto sotto, magari si invidiano quelli che se ne fregano dei comandamenti
Ma anche i cattivi sono fuori della festa del Padre
Ma sperperano tutto! La vita lontano dalla casa paterna porta a due conseguenze tremende:
L’abbrutimento della propria esistenza nella schiavitù
E la perdita della libertà per guadagnare qualcosa e sopravvivere
Chi rinuncia a Dio e cerca di farcela con le proprie forza finisce
Schiavo delle proprie voglie e servo delle potenze che dominano il mondo
Non c’è alternativa! Lontano da Dio si perde tutto e si vive in modo indegno di un uomo!
Così questa storia racconta di come tutta l’umanità è lontana dalla gioia di Dio
Chi per un motivo e chi per un altro!
Anche san Paolo ha ben spiegato nella lettera ai Romani che tutti – pagani ed ebrei –
Hanno peccato e sono privi della grazia di Dio!
E tutti, dunque, siamo sempre in cammino verso la gioia che c’è nella casa di Dio!

Ma questa storia parla anche di noi, di quel conflitto che tutti ci portiamo dentro
Tra il nostro perbenismo e la coscienza del nostro bisogno di Dio
Dentro di noi c’è lo struggente desiderio di tornare alla casa del Padre
Per poter almeno vivere decentemente, con una dignità che ci manca!
Ma dentro di noi c’è anche il fratello maggiore che aspramente ci rimprovera
Che non accetta la festa di Dio per noi e che quasi ci tiene lontani dalla nostra vera felicità
Vorremo lasciarci accogliere dal nostro Padre celeste
Ma qualcosa in noi ci rimprovera costantemente mettendoci davanti la nostra ingiustizia
Questa storia racconta, di nuovo, di ognuno di noi e della faticosa opera di unificazione interiore
Che dobbiamo compiere per poter accogliere la misericordia di Dio
Dio, infatti, è sempre pronto ad amarci, a perdonarci
Ma in noi non c’è pace, non c’è la vera riconciliazione tra il fratello minore e maggiore
Tra il nostro io peccatore e il nostro io pieno di opere buone!
E, così, non possiamo far festa, non gioiamo del perdono di Dio!
Se noi fossimo persone unificate dentro di noi, riconciliate
Ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio saremmo pieni di commozione e gioia!
Ogni volta che siamo riconciliati con Lui nella confessione dovremmo impazzire di felicità!
Ogni volta che si dona a noi nei sacramenti dovremmo essere creature rinnovate!
Saremmo delle persone di luce, di fede, di ardente amore!
Ma dentro di noi non c’è la pace, la riconciliazione tra i due fratelli che ci abitano
Questo della riconciliazione interiore è la vera opera che dobbiamo fare
Per godere dell’amore di Dio che ci è offerto abbondantemente

Però la parabola non ci parla di un altro fratello… di un altro figlio
Non che ne parla perché è tutto il resto del Vangelo che ne parla!
Anzi è proprio Lui che ci ha lasciato questo straordinario racconto!
Questo figlio è l’Unigenito, il vero e definitivo Figlio del Padre celeste!
È Colui che è uscito dalla casa del Padre non per spendere i suoi beni nella dissoluzione
Né per lavorare sperando qualche guadagno dalla sua opera
Egli è uscito per ricondurre alla casa del Padre suo i suoi fratelli dispersi
Chi nella prigione dell’immoralità, chi nella chiusura ostinata del cuore
Proprio il Signore Gesù che per la nostra salvezza, per la nostra riconciliazione
Offre la sua vita e ci colma della sua forza
Perché possiamo avere la forza di tornare a Dio
E perché possiamo mettere da parte l’orgoglio pieno di giudizio che ci impedisce di gioire con Dio
Gesù è il vero fratello dell’umanità smarrita
Colui che guida i nostri passi verso il Padre
Per essere da Lui amati, perdonati, ristabiliti nella dignità di figli
Colui che entra per far festa con noi
Noi che siamo morti, ma possiamo vivere
Che siamo perduti, ma da lui possiamo essere ritrovati!

Affidiamoci a Lui!
Accogliamolo e lasciamoci guidare da Lui!
Mettiamo da parte tutto il nostro orgoglio
E lasciamo che Gesù, nostro fratello, ci apra la strada verso la festa del Paradiso!

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dalla Regola di vita
Vita di castità
Ogni comunità e ogni suo membro ha cura di non chiudersi in amicizie mono-sessuali, ma coltiva amicizie serene e discrete con persone di entrambi i sessi.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.