una sola cosa

Minerva Teichert, Christ at the Home of Mary and Martha

Che cosa sarà mai questa “parte migliore” che Maria ha scelto?
È sentirsi tranquilli di non far nulla e dedicarsi ad una pura contemplazione?
Dobbiamo capirlo bene… perché proprio come il Vangelo della scorsa domenica
anche questo si presta a tanti fraintendimenti.
Soprattutto quello che vuole la vita cristiana – e religiosa – divisa
tra “attiva” (Marta) e “contemplativa” (Maria)
come se nella prima non ci sia contemplazione e nella seconda non ci sia azione.
Per capire bene che cosa ci annuncia il Vangelo di oggi dobbiamo fermarci a pensare con attenzione
e capire che cosa accade davvero, a quale esperienza di vita si riferisce.

Succede anche a noi quello che è accaduto nel Vangelo!
Magari passa un amico, un ospite improvviso
o anche succede che bisogna finire di preparare qualcosa per il pranzo o la cena
e intanto ci sono invitati…
Succede, allora, che uno finisce le cose da fare,
mentre l’altro sta con gli ospiti e li ascolta, ci parla…
Se tutti ci mettessimo a fare i servizi da fare l’ospite si sentirebbe a disagio, non accolto!
Così Marta nel suo essere presa dalle cose da fare trascura questo particolare
che, però, è essenziale!
Quello che ella fa è rivolto all’accoglienza di Gesù. Proprio come quello che fa Maria.
Ma è quello che Marta perde di vista.
Svolge il suo compito dimenticando il fine ultimo per cui lo fa.
Così possiamo capire che la parte migliore – più precisamente la parte “buona” –
non è tanto lo stare ad ascoltare Gesù
quanto l’avere chiaro il fine di accoglierLo, di far sentire a suo agio l’ospite.

Il Vangelo, allora, oggi vuol farci scoprire che non possiamo agire
mettendo da parte il fine ultimo per cui stiamo agendo.
Sia che serviamo i poveri, sia che dedichiamo la vita alla preghiera
rischiamo di farlo senza ricordarci per Chi e perché lo stiamo facendo!
Forse è proprio il vero male della nostra vita cristiana di oggi:
facciamo cose senza più capire perché e senza renderci conto che le facciamo per il Signore.
Addirittura richiamo di litigare perché pensiamo che una cosa sia più importante dell’altra.

L’unica cosa buona da fare è avere sempre presente che tutto dobbiamo fare per
“lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza” (S. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, n. 23)
ed è la cosa che non ci sarà mai tolta, perché è il fine per cui viviamo e agiamo.
Qualche anno fa il Papa ha proprio individuato due distorsioni che ci fanno fare come Marta.
Una è quella dello gnosticismo – per cui quello che pensiamo ci conduce alla salvezza
L’altra è quella del pelagianesimo – per cui quello che facciamo ci salva. (cfr. Gaudete et Exultate, nn.36-54)
E, invece, è soltanto l’accoglienza del Signore e l’amicizia con Lui l’unica cosa che conta
L’unica cosa che può davvero dare valore e significato a quello che pensiamo e facciamo.

Così oggi il Signore si dona a noi! E ci invita ad accoglierlo.
Chiediamo a Lui di non lasciarci distrarre dalle cose da fare.
Chiediamo a Lui di non ascoltarlo con distrazione e svogliatezza.
Ma lasciamo che il suo Spirito Santo ci permetta
di fare ogni cosa per amare Lui, accoglierLo nella nostra vita e servirLo.
Quando questa amicizia col Signore diventa l’unico assillo della nostra vita
tutto diventa chiaro, bello e pieno di significato e di forza!

Vieni, o Spirito Santo, e donaci di scegliere sempre quello che non passa!
Donaci di essere capaci di accogliere, servire ed ascoltare
Gesù che oggi, qui, si ferma ad abitare la nostra vita, la nostra casa, le nostre cose!

Valledacqua, 21 luglio 2019
XVI domenica del tempo ordinario
Gn 18,1-10   Sal 14   Col 1,24-28   Lc 10,38-42

Share

Un Commento a “una sola cosa”

  • Vincenzo says:

    “Forse è proprio il vero male della nostra vita cristiana di oggi: facciamo cose senza più capire perché e senza renderci conto che le facciamo per il Signore. Addirittura richiamo di litigare perché pensiamo che una cosa sia più importante dell’altra”.
    Quanto è vero!!!

Lascia un Commento

dalla Regola di vita
Vita di preghiera
Essa è celebrata in una chiesa aperta alla partecipazione attiva di ogni persona che desidera unirsi alla preghiera della comunità. Ordinariamente è la Chiesa locale che affida alla comunità questo luogo di culto.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.