Vale la pena! Fidati…

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Valledacqua, 24 dicembre 2018
Veglia di Natale
Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14

Nella notte
(non quella contemporanea, piena di luce
ma quella che ancora puoi trovare forse nel sud del mondo
dove c’è solo il buio che non è rischiarato da nulla)
in questa notte, che fa paura, brilla una luce!

Inattesa.
Inedita.
Una luce brilla!

Chi la chiama “miracolo”
Chi pensa che sia una possibile eccezione alle leggi della natura
Chi la adora come una divinità inspiegabile

Noi sappiamo che è l’Eterno che ha preso carne
C’è un bambino con una madre
“Per voi è nato”

Non è nato per sé stesso
è nato per noi!

L’amore eterno di Dio
ha un volto che possiamo contemplare

Sì! È possibile contemplare
Non solo cercare una via di introspezione e di equilibrio interiore
Non solo provare a elaborare una religiosità collettiva
Ora si può aprire gli occhi e vedere

Davanti a te… davanti a noi
c’è l’Eterno

Davanti a te… davanti a noi
c’è l’Inconoscibile

Davanti a te… davanti a noi
c’è il Figlio eterno del Padre
fatto bambino

Fidatevi!
Vale la pena percorrere la notte
per incontrarlo
Vale la pena attraversare il buio
per vedere

Quando lo Spirito ti chiama
come l’Angelo, i pastori,
fidati!

Percorri la notte, il buio, il freddo della vita
e corri incontro a Dio che nasce e ti invita!

Andiamo con gioia verso l’altare, mangiatoia perenne
dove il Segno ci è consegnato: avvolto in fasce Gesù si dona a noi nel pane e nel vino!

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
Ogni giorno al mattino ci si riunisce per un breve capitolo comunitario dove si comunicano i momenti speciali della giornata o le cose necessarie allo svolgimento sereno della vita quotidiana.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.