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vita monasticaI tempi attuali sono certamente “cattivi”, tuttavia, se vissuti bene possono essere tempi “favorevoli” per il nostro monachesimo perché nella storia la decadenza e la crisi non sono sclerosi e invecchiamento, ma anche condizione di una nuova metamorfosi.

Dire che i tempi sono “favorevoli” non significa però che le cose siano “facili”. Si può infatti dire che l’ora presente è favorevole, come certamente ogni tempo è favorevole per il cristiano, quale tempo di salvezza in Gesù Cristo. Nessun momento della storia, infatti, neppure i tempi di transizione o di incertezza come il nostro, sono fuori del disegno di Dio.

Anche questi tempi di “crisi” infatti racchiudono una loro grazia, sono un kairòs per chi lo sa scorgere, per questo bisogna vegliare e mantenere desto il desiderio: Cristo è il “Veniente” (Ap 1,8).

Ma si può dire che questo tempo è anche storicamente favorevole a una ripresa della vita monastica se ci lasciamo interrogare dal disagio che colpisce non solo la vita religiosa, ma tutta la Chiesa (per non parlare della vita sociale, culturale, politica ed economica dei nostri paesi occidentali). Se abbiamo il coraggio di lasciarci interrogare, questo tempo può diventare “favorevole” nel senso che può “favorire” un ritorno alle più autentiche radici monastiche.

Già la “bufera” post-conciliare ha portato molte comunità – a volte in modo violento, altre volte invece attraverso un lento cammino – a liberarsi da tutti quei comportamenti, strutture, modi di pensare e di vivere che erano accessori; che storicamente potevano avere una loro giustificazione, ma che certo non erano essenziali. E oggi, se lo vogliamo, abbiamo a disposizione più strumenti che in passato per appropriarci delle nostre fonti e quindi per discernere ciò che nella nostra vita monastica è autentico da ciò che lo è di meno. Va aggiunto inoltre che il gusto per il “ritorno alle fonti” – e in particolare lo studio del monachesimo delle origini e della Regola di San Benedetto – che accomuna ormai tutte le famiglie monastiche nate dalle varie riforme che si sono succedute nel tempo, può favorire il superamento delle ultime chiusure reciproche.

Queste riflessioni non hanno la pretesa di offrire delle risposte ai problemi che la crisi attuale pone alle nostre comunità monastiche. Siamo in tempo di ricerca e mi sembra che almeno per ora nessuna risposta veramente significativa si profili all’orizzonte. L’intento di queste pagine era solo di suscitare delle domande, perché anche nel buio di questo momento non venga meno quella passione per la verità che ci aiuti a non restare prigionieri dei nostri orizzonti di corte misure. Nella crisi, nel buio di questo cielo monastico apparentemente senza stelle, non dobbiamo dunque smettere di vegliare, vegliare e attendere, vegliare e cercare. In questo, potremmo dire, si esaurisce la nostra vita monastica.

ecco le altre “puntate” con il testo di p. Antonio Montanari:

introduzione I parte II parte III parte IV parte V parte

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dalla Regola di vita
Vita di preghiera
Nell’anno la preghiera liturgica è ritmata sulla base del calendario della Chiesa di Roma. La comunità può aggiungere altre celebrazioni di santi (o beati) o di misteri che ritiene importanti ai fini della propria vita spirituale e di comunione ecclesiale.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.