XXIV settimana del Tempo Ordinario, anno B

1111Marina di Minturno,
13 settembre 2015

Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci invita ad un cammino
Ci mette davanti un percorso che è quello di un cristiano che vuole passare dalle parole ai fatti
Ne parla anche la seconda lettura che spesso viene fraintesa…
San Giacomo fa un esempio:
Se uno viene da me per chiedermi una mano e io non lo aiuto coi fatti a che serve?
Così… se uno dice di crede in Dio, ma poi non vive secondo questa fede, a che serve?
San Giacomo non vuol dire che la fede deve essere aiuto agli altri, ma che deve esprimersi in opere, in fatti concreti
Ora quali sono questi gesti della fede?
Sono andare a Messa almeno la domenica; sono accogliere il parroco, il Papa, il Vescovo e non parlarne male
Sono vivere secondo i comandamenti e la fede della Chiesa ecc. ecc.

C’è chi dice di essere credente! “Io ci credo in Dio, nella Madonna, nei Santi”
E io già mi insospettisco! Perché se credo veramente, se vivo di fede non lo esibisco così…
A questo punto arriva un “però”… “ma non vado in Chiesa a battermi il petto”
“Faccio del bene e non ammazzo a nessuno perché tanto a che serve andare in Chiesa”
E così via, comincia una tiritera sull’incoerenza di noi che siamo di Chiesa ecc. ecc.
Dobbiamo essere chiari: non è una cosa scontata essere cristiani…
Oggi più che mai… ma penso che, forse eccettuato il tempo postapostolico e il medioevo,
Non ci sia mai stato un momento storico in cui essere cristiani, cioè battezzati,
Sia coinciso automaticamente con l’essere davvero mossi dalla fede, dalla Parola del Vangelo
Non perché sia difficile, ma perché non è una cosa immediata
Mi spiego con un esempio: se voglio andare a Gaeta non posso prendere una riga e andare dritto
Così se voglio andare a Roma o a Napoli… una cosa è “in linea d’aria” e una cosa è percorrere la strada
Ora la coerenza evangelica non è – per restare nell’esempio – stare già a Gaeta o sulla linea d’aria
La coerenza è, piuttosto, porsi in cammino per la strada che mi porta alla meta
Una strada che, talvolta, sembra addirittura allontanarsi dalla meta
Eppure! È l’unica concretezza che abbiamo: percorrere la via che ci porta alla meta

Ed ecco che oggi il Vangelo ci offre un percorso che parte dalla fede professata alla fede vissuta
O, forse più correttamente, ci dona alcune coordinate, alcuni suggerimenti

Si apre con il famoso episodio della professione di fede di Pietro
Chi è Gesù per te? Questo è il primo passo concreto della fede
Perché Gesù posso considerarlo come un grande uomo, un gran filosofo, un grande esempio
Ma questo non fa di me un credente!
Siamo “tra la gente”, tra i tre miliardi di persone che non sono credenti…
Possiamo essere battezzati e non credere a Gesù perché pensiamo che sia solo un grande personaggio
Magari eroico, magari da imitare persino…
Solo se lo riconosciamo come Dio siamo cristiani! Solo se ci sentiamo dire: “Ma tu chi dici che io sia?”
Confessare Gesù come Cristo, come Dio: questo ci mette nel cammino cristiano!

Secondo passo dopo questo è il silenzio! “ordinò loro severamente di non parlare di lui a nessuno”
Se Gesù è Dio non posso dire nulla di Lui… non posso che restare in silenzio davanti a Lui.
La mancanza di silenzio nella nostra società – la mancanza di silenzio nella Chiesa
È un segno preoccupante: non si può accogliere Dio se non c’è silenzio!
I musicisti lo sanno bene: le pause sono importanti quanto le note suonate!
Senza pause la musica sarebbe un insieme indistinto e assordante di suoni!
Così senza silenzio non c’è incontro con Dio.
Vengono qui le persone e parlano, anche se sono di chiesa: non cercano Dio!
Cercano chiacchiere. Cercano un modo per passare il tempo. Cercano… ma non Dio.
Chiacchierare in Chiesa vuol dire non volere Dio. Meglio restare a casa e trovare altro da fare.

Terzo passo: Accogliere la Pasqua del Signore… ascoltare la sua Passione, la sua Morte, la sua Risurrezione.
È per questo che veniamo a Messa!
Non per ascoltare un prete che parla o per pregare o per fare qualche devozione.
Si viene a Messa per incontrare Gesù, Figlio di Dio che si offre per noi e per noi risorge.
Questo è davvero importante! Perché nella Passione, Morte e Risurrezione di Gesù c’è tutto.
E questo tutto si trova nell’Ostia santa che noi conserviamo e che adoriamo qui in Chiesa.
C’è chi viene in Chiesa e neanche si accorge che c’è Gesù vivo e presente!
Entra e cerca qualcuno con cui parlare. Entra e va davanti alla statua della Madonna.
Entra e parla con chi incontra.
Se entri qui è per incontrare Gesù che si offre per te e vivo ti attende nel Tabernacolo!
Altrimenti, non entrare…
Se non vuoi ascoltare Gesù che ti vuol parlare lascia perdere, fa’ qualcos’altro di più utile

Quarto passo: c’è una presenza che ci allontana dal Signore
Dentro di noi, satana agisce e ci ispira pensieri contrari al Vangelo
Pietro che aveva espresso la fede in Gesù, ora è strumento del diavolo
Così dobbiamo evitare sempre di aver fiducia nei nostri sentimenti, nei nostri pensieri
Ma tutto dobbiamo misurare con il Vangelo, con la persona viva di Gesù, con la fede della Chiesa
Dobbiamo, in una parola, diffidare di noi stessi!
Quando questo succede, allora siamo vicini alla meta!

Ultimo passo!
Prima una precisazione: quello che qui Gesù dice non lo dice a qualcuno in particolare, ma a tutti
Diremmo che queste parole non sono per i preti o per i monaci o per le suore o per chi è di Chiesa
Queste parole sono per tutti:
“Rinnega te stesso – prendi la croce – seguimi”
Questo è, concretamente, essere cristiani, seguaci del Signore!
Rinnegare se stessi! Cioè essere incoerenti con quello che si vuole, si pensa, si sente…
Prendere la croce!
E cioè accogliere tutte le conseguenze della fede in Gesù anche se sono sofferenza e rinuncia…
Seguire Gesù! Cioè andare dove Gesù ci dice e non vivere come vogliamo noi!
Da queste tre cose noi sappiamo di essere giunti alla meta, di cominciare a vivere da cristiani
Se, cioè, siamo capaci di perdere noi stessi per seguire Gesù!

Se è questo che vuoi, allora, accostati con me alla mensa del Signore
Lì dove Egli si offre a noi perché possiamo rinunciare a tutto per seguirLo
Fare la comunione, infatti, non è un premio, né una cosa per perfetti
Ma è il nutrimento di chi vuole abbandonare tutto per seguire Gesù!
È il pane di chi vuole passare dalle parole ai fatti
Dal credere in Gesù fatto di buoni sentimenti all’essere incamminato per la santità!
Ecco il pane per il nostro cammino da cristiani!

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
Ogni anno, infine, la comunità si ritrova per qualche giorno per un periodo di discernimento e di scelte in vista dell’anno sociale che si apre. In questa sede si prendono le decisioni fondamentali per la vita liturgica, comunitaria e professionale.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.