Espiazione… pro multis!

sacrificial-lamb-better3Marina di Minturno,
18 ottobre 2015

XXIX domenica del Tempo Ordinario, anno B

Gesù servo… Gesù che espia…
Siamo molto abituati – anche per la retorica della TV ecc. – a pensare
Al servizio, al servire, al fatto che chi sta in luoghi di potere deve servire
E siamo molto bravi anche a fare tanti discorsi moralistici su questa cosa
Ma che cosa vuol dire servire?
Questo è davvero difficile da capire, da comprendere…
Se noi chiedessimo che cosa voglia dire servire avremmo tante risposte
Con molti elementi buoni, forti, interessanti…
Ma niente di davvero definitivo… nulla che ci faccia dire: “oh! ecco che cosa significa servire!”

Forse sarà meglio non cercare in quello che possiamo dire noi
Forse è meglio capire se possiamo guardare qualcuno che serve!
E qui, allora, ci aiuta la Parola di Dio oggi…
Che ci presenta Gesù come “colui che è venuto non per essere servito, ma per servire”
E se guardiamo ancora meglio nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato
Vediamo che questo suo servizio Gesù l’ha vissuto pienamente sulla Croce, nella sua Passione
Così scopriamo che in Gesù Crocifisso si trova il significato permanente del servizio!

E capiamo subito che servire non è “fare qualcosa” ma è coinvolgersi in prima persona
È, come possiamo comprendere in Gesù, donare tutto se stesso
Quando ha lavato i piedi agli apostoli, non era quello il suo servizio
Quello era un’anticipazione che avrebbe permesso di capire quello che stava per accadere
È come se Gesù avesse detto: “Nella mia passione, nella mia morte io farò questo…
“Quando mi consegnerò, quando morirò sulla croce
“È come se stessi lavando i piedi ai molti che vorranno seguirmi!”
È quel segno – il lavare i piedi – che spiega pienamente la morte del Signore
Egli è morto per la salvezza dell’umanità
Tutta l’umanità!

Qualche tempo fa c’è stata una discussione importante sulla traduzione della Messa
Perché in latino, che è la nostra lingua, la lingua della Chiesa,
Quando si consacra si dice che il sangue di Gesù è stato versato “per voi e per molti”
Mentre in italiano – e in qualche altra lingua – è stato tradotto “per voi e per tutti”
C’è una differenza! Non reale, perché quel “per molti” indica, in realtà, proprio “tutti”
Ma una differenza significativa che elimina un aspetto importante del Mistero della salvezza
Quello della libertà dell’uomo di accogliere o meno la salvezza offerta da Dio
“Per molti” indica che forse qualcuno può rifiutare la misericordia del Signore
Può sbattere la porte e maledire Dio…

Gesù ha espiato, sulla croce, i peccati di ogni uomo
Anche quelli nostri! Li ha espiati in anticipo
Cioè… quello che meritiamo noi come conseguenza, come pena, dei nostri peccati
Ma anche tutto quello di cui siamo responsabili nel male che facciamo, anche senza volerlo
Gesù già sulla croce l’ha riscattato, l’ha espiato!
Che grande opera!
E quest’opera continua nella Santa Messa
Qui Gesù continua ad offrirsi come vittima di espiazione, di redenzione, di riscatto per noi!
Per i peccati di ogni uomo…

Cosa resta?
Rimane che noi viviamo alla luce di questo perdono radicale
Che non solo passa sopra al male ricevuto
Ma addirittura prende su di sé ogni pena, ogni castigo che meritiamo

Noi possiamo rifiutare questa offerta e come rimanere vittima della maledizione
In cui il peccato e il male ci precipita
Possiamo perfino rivendicare come nostro il bene che viviamo
La felicità che ci viene concessa in questo tempo
Che sono frutto dell’espiazione di Gesù
Ma che noi riteniamo un nostro diritto, magari addirittura qualcosa che abbiamo meritato!

Oppure possiamo lasciarci abbagliare dalla grandezza di questo evento:
Io sono peccatore e Gesù ha sofferto al posto mio, ha pagato per me…
Se io sono libero dalle conseguenze più estreme del peccato
È perché Lui mi ha salvato
Lui si è fatto servo per me
Ha donato la sua vita in riscatto perché io avessi la vita

Gesù, salvatore,
Vieni a rinnovare il tuo dono di amore
Rivelati a noi come il Servo obbediente del Padre
Donaci di conoscere il tuo atto di misericordia per noi!
Fa’ che viviamo solo alla luce del tuo dono
Della tua opera di redenzione e di espiazione per noi!

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dalla Regola di vita
Vita di comunione ecclesiale
Se nella comunità c’è un diacono o un presbitero egli è nominato rettore o cappellano della chiesa a meno che le situazioni non ispirino all’Ordinario del luogo una diversa decisione.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.