Principi della Fraternità di San Bonifacio

- La “Fraternità di san Bonifacio” riconosce di ricevere dalla Trinità beata una duplice chiamata
- vivere, nei luoghi e nei tempi in cui essa si trova, il dono della pace del Cristo
- evangelizzare – a partire da se stessa – attraverso la partecipazione alla comunione trinitaria vissuta nella Chiesa. - Ogni suo membro ha la grazia di vivere il battesimo in modo radicale. Il tuo primo impegno è, perciò, quello di cercare la volontà di Dio nell’attimo presente e rispondervi con gioia e generosità.
- La fraternità ha come modello unico il Cristo, che visse senza separazioni una profonda vita di comunione e intimità con il Padre e il peregrinare per l’annuncio della salvezza. Il ministero di Gesù in Galilea è il mistero della sua vita che dona forma ad ogni membro della fraternità; un mistero da approfondire, studiare e vivere con crescente profondità e vitalità. La santa terra di Cafarnao, luogo dove il Signore abitava e da cui partiva per l’annuncio della salvezza, ti sia particolarmente cara.
- Nella sua Pasqua, nella città santa di Gerusalemme, offrendo la propria vita e ricevendola in dono dal Padre per la salvezza del mondo, il Signore Gesù ha indissolubilmente unito contemplazione e azione divenendo causa e fonte dell’effusione perenne dello Spirito Santo. Per questo l’Eucaristia domenicale e il Santo Triduo Pasquale sono le solennità in cui sai che la tua chiamata e nella fedeltà ad essa sono costantemente rinnovate.
- In modo tutto speciale la fraternità guarda con amore e devozione alla Beata Vergine Maria. In Lei trova realizzato in maniera singolare ed unica, ciò che il Padre desidera e ama nella Chiesa, creatura del suo Spirito di Amore, e in ogni persona, creata per essere immagine del Figlio suo diletto. Perciò, come il discepolo prediletto, vuole accoglierla nella propria casa perché sia maestra nell’ascolto della volontà del Padre, nell’accoglienza dello Spirito Santo e nell’amore tenero e forte verso il suo Figlio, Gesù. Scopri nell’attenzione materna e nell’intercessione della Vergine sua Madre un sostegno ineguagliabile e insostituibile nella lotta spirituale cui la vita monastica ti conduce.
- La fraternità riconosce in san Bonifacio, vescovo e martire, apostolo della Germania, un riferimento perenne da approfondire e cui sempre ritornare per scoprire le radici della propria chiamata. In modo particolare egli è un punto di riferimento:Per la preminenza dell’Amore di Dio su ogni altra realtà creata
Per l’amore alla Chiesa universale, ad ogni Chiesa locale e al Romano Pontefice
Per l’importanza della vita monastica e per l’attenzione alla cultura
Per il desiderio di peregrinare pro amore Dei e il suo ardore missionario
Per lo stile dell’evangelizzazione fondato sulla costituzione di comunità di monaci e monache
Per la bellezza della vita fra-terna e lo stile di amicizia che la anima
Per l’appello continuo alla riforma della propria vita in vista della salvezza
Per l’aspirazione a donare la vita al Signore e al suo Vangelo fino all’effusione del sangue
Per queste e altre ragioni la sua amicizia e la sua intercessione sono per te una grande benedizione.
- La vita della “Fraternità di San Bonifacio” è una vita monastica perché è una vita battesimale vissuta con radicalità attraverso la professione dei consigli evangelici. Ha come priorità la liturgia, l’ascolto della Parola di Dio e la vita fraterna: in questo tu trovi la tua stabilità, il tuo cammino di evangelizzazione e la tua donazione al Padre. Secondo le parole di san Nilo, fondatore del cenobio di Grottaferrata, “il monaco è un angelo: la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode”. In queste parole riconosci il cuore e il fine della tua vocazione monastica.
- La vita della “Fraternità di San Bonifacio” è una vita missionaria perché si dona alla Chiesa e al mondo al servizio dell’incontro del Vangelo con le persone e le culture di ogni tempo e di ogni luogo. In modo speciale essa esercita questa missione attraverso il lavoro dei suoi membri, l’attenzione contemplativa al mondo in cui vive, i rapporti di amicizia personali e comunitari e attraverso l’attuazione dell’invito del Concilio Vaticano Secondo nel Decreto Ad Gentes al n. 18: “Poiché la vita contemplativa interessa la presenza ecclesiale nella sua forma più piena, è necessario che essa sia costituita dappertutto nelle giovani Chiese”.
Vita di preghiera
- Senza l’aiuto della grazia e senza l’unione con il Cristo nulla è possibile. È scritto, infatti, nel libro dei salmi: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”. E il Signore della vita disse ai suoi discepoli: “Senza di me non potete far nulla”
- Lo Spirito Santo, autore e garante di ogni carisma, è Colui che anima tutta la vita di preghiera. Per questo ogni atto di preghiera inizia con un’invocazione dello Spirito Santo: solo animato da Lui puoi rivolgerti al Padre con la voce del Figlio.
- La liturgia ritma la tua vita e sostiene la tua comunione con l’umanità intera e con l’intera Chiesa. Ricorda che anche nella sua celebrazione solitaria la liturgia non smette di essere comune: è soltanto un modo diverso di vivere la comunione ecclesiale come insegna san Pier Damiani.
- La liturgia è, normalmente, svolta in canto secondo la tradizione monastica.
- La liturgia comprende quattro momenti quotidiani: la liturgia del mattino, la liturgia del giorno, la liturgia della sera e la liturgia della notte.
- L’Eucaristia è quotidiana. Se possibile non restare senza partecipare al sacrificio eucaristico quotidiano.
- La settimana si articola attorno alla Domenica, giorno primo ed ultimo, memoriale vivo della Pasqua del Signore. In essa la celebrazione eucaristica sia il luogo rigeneratore di tutta la tua vita.
- Nell’anno la preghiera liturgica è ritmata sulla base del calendario della Chiesa di Roma. Puoi aggiungere altre celebrazioni di santi (o beati) o di misteri che ritieni importanti ai fini della tua vita spirituale e della comunione ecclesiale.
- L’esigenza della comunione con tutta la Chiesa e con il popolo d’Israele ti invita a tenere in grande conto anche le feste delle Chiese orientali, le memorie dei santi patriarchi e profeti, le solennità ebraiche e a inserirle nel tuo calendario annuale.
- La tua preghiera personale comprende almeno due momenti quotidiani: la lectio divina della Bibbia e l’adorazione (dell’Eucaristia o della croce). Ad essi puoi aggiungere altre pratiche di pietà come la preghiera del nome di Gesù, il Rosario, la Via crucis, e simili.
- La lectio divina è il vero cemento della tua comunione con l’umanità e con la Chiesa: vivila con questa coscienza interiore, ben sapendo che solo la casa fondata sulla roccia della Parola del Signore è salda e solida e resiste nella lotta contro le ostilità della vita e gli attacchi del Demonio.
- Scegli un’ora la notte del giovedì o del sabato per pregare nel silenzio e farti solidale a tutte le notti che si vivono nel mondo.
- Evita la pratica di devozioni popolari particolari legate ai mesi dell’anno (mese di maggio, mese di giugno, mese di ottobre, ad esempio): le motivazioni del loro uso pastorale non sono applicabili alle tue necessità spirituali.
- Prega ordinariamente nella tua cella o nell’oratorio della tua casa. Ma prega anche altrove, nelle chiese, nelle vie della città dove vivi o nel santuario della creazione.
- La liturgia e la lectio divina sono la tua spina dorsale e ti modellano. Sono anche il necessario sostegno alla tua vita di fede e di consacrazione. A meno di gravi motivi non possono essere trascurati.
Vita di lavoro
- All’uomo è affidato il compito grande e sublime di custodire il giardino bello e grande della creazione. Il Figlio dell’uomo, il Signore Gesù, non si è sottratto a questo impegno durante tutta la sua vita lavorando e servendo ora nella bottega di Giuseppe, ora nell’annuncio del Vangelo. Tu, che vuoi vivere una vita di sequela e imitazione del Cristo non puoi, dunque, che donare te stesso nell’attività lavorativa con competenza e professionalità, sull’esempio degli apostoli, specialmente dell’apostolo Paolo.
- Abbi un’attività lavorativa: compila con zelo e impegno, e acquisisci un livello abbastanza alto di professionalità.
- Questa attività svolgila in campo culturale (insegnamento, ricerca, produzione artistica, editoria o altro) o, se sei un chierico, può essere un servizio pastorale.
- Per quanto possibile, la gestione della casa sia a tuo carico. Solo per gravi motivi (come l’età avanzata, l’esercizio della carità ecc.) questi servizi sono affidati ad altri.
- Cerca di vivere con interesse la partecipazione a momento culturali: sia per te come un “laboratorio della fede”, secondo la felice espressione del papa Giovanni Paolo II ai giovani riuniti per il Giubileo dell’anno 2000. In tutti i momenti cui partecipi utilizza lo strumento del dialogo, secondo l’insegnamento del papa Paolo VI nella Ecclesiam Suam.
- La Domenica è il giorno del Signore ed è dedicato al grande lavoro della carità, frutto della Pasqua. La preghiera e la comunione con gli altri lo caratterizzano totalmente. Per questo evita ogni lavoro professionale e limita quello casalingo al necessario.
Vita personale
- La tua vita solitaria ha come fine il dono della pace. La pace è dono della Croce del Cristo, con cui egli ha infranto ogni muro di separazione; della sua Risurrezione, in cui Egli è stato costituito dal Padre giusto giudice di ogni realtà creata e della Pentecoste, quando lo Spirito Santo è stato donato in pienezza alla Chiesa ed essa è divenuta casa per tutte le nazioni.
- Tuttavia la pace non si acquista con immediatezza ma attraverso un lavoro faticoso e attento su te stesso e sulla tua vita di relazioni.
- La Regola Monasteriorum del santo padre Benedetto, di cui tutti i monaci occidentali sono figli, in modo speciale il suo prologo, e le Regole di san Basilio, che spesso regolano la vita monastica nelle Chiese orientali, sono per te un costante punto di riferimento e di meditazione.
- Il dono della pace consiste, alla fine, nell’acquisizione dello Spirito Santo, che, secondo le parole del santo monaco Serafino di Sarov, è il fine di ogni vita cristiana e monastica.
- Un elemento certo di discernimento del cammino verso la pace e della lotta contro il male è il famoso detto dei padri del deserto: “L’umiltà non è uno dei cibi del banchetto, ma il condimento di ogni vivanda”.
Abitazione e stile di vita
- Abita in una casa in cui ci sono, se possibile, spazi per una biblioteca o uno studio, una cucina con refettorio, la tua cella con il bagno personale e almeno un’altra cella per accogliere ospiti.
- Se possibile la casa non sia di tua proprietà. Sia collocata in un ambiente urbano o nelle sue immediate vicinanze.
- Nessuno può essere davvero amico degli altri se non è amico di se stesso e del suo Creatore: il fine della tua vita solitaria non è l’isolamento, ma la comunione sempre più profonda con Dio, con l’umanità e con la creazione.
- Resta nella tua casa per un tempo abbastanza lungo nella giornata, seguendo l’insegnamento dei padri del deserto: “Resta seduto nella tua cella: essa ti insegnerà ogni cosa”
- Nella tua casa mantieni un clima di silenzio. E insegna anche ai tuoi ospiti come gustare il silenzio esteriore e interiore.
- Il Signore Gesù ha legato l’efficacia di ogni evangelizzazione all’amore reciproco, alla comunione tra i suoi discepoli e la tradizione monastica è stata sempre e ovunque scuola di fraternità vera ed esigente. Tra gli uomini e nella Chiesa sii una “parabola di comunione” secondo la bella espressione di frère Roger di Taizé attraverso la tua generosa ospitalità.
Vita di povertà
- Siccome il Signore Gesù ha scelto la povertà come stile della sua vita tra gli uomini e poiché nulla abbiamo che non abbiamo ricevuto dal Padre, pienamente fiducioso nella provvidenza, metti il tuo impegno per una vita sobria che risplenda non per l’invidia che suscita, ma per la semplicità che irradia attorno a sé.
- La vita di povertà non è un’opzione ideologica, ma è attuazione del comando del Signore al ricco del Vangelo: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri”. Essa nasce dalla condivisione dei doni ricevuti dal Signore ed è il presupposto di ogni autentica sequela.
- Sii pronto a vivere la spogliazione più radicale cui la provvidenza del Padre vorrà condurti.
- Nei pasti abbi cura di evitare eccessi di ogni tipo e preferisci cibi semplici e salutari.
- Una parte significativa delle tue entrate sia destinata per il sostegno a situazioni di bisogno e di solidarietà.
Vita di obbedienza
- Come il Figlio dell’uomo, che è stato obbediente in tutto fino alla morte di croce, e sulla scia degli Apostoli, che hanno preferito obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, poni ogni cura per cercare la volontà di Dio in ogni istante e implora dalla grazia divina la forza di rispondervi con un’obbedienza senza ombre.
- Obbedisci, con le tue scelte e le tue azioni a questa regola e a tutte le indicazioni che ti indicano la volontà del Signore per la tua vita.
- Abbi una o più persone con cui confrontarti sugli aspetti della vita che conduci e con cui vivere una obbedienza concreta e reale.
- Dedica del tempo al discernimento spirituale e alla conversione continua con gli esercizi spirituali annuali.
Vita di castità
- Secondo il comandamento della Genesi che invita l’uomo e la donna a lasciare il padre e la madre, rivivendo l’invito fatto ad Abramo di lasciare tutto per andare dove Dio indicherà e seguendo l’esempio dei monaci missionari e di san Bonifacio, in particolare, hai scelto di lasciare la tua famiglia d’origine, hai rinunciato liberamente al matrimonio e ti disponi ad accogliere le persone che incontri nella tua vita come la famiglia che il Signore ti dona.
- In questo modo, sei simile al Signore Gesù che ha vissuto la castità in vista di un amore sempre più grande e delle esigenze della missione che il Padre gli affidava.
- Impegnati alla continenza perfetta per il Regno dei Cieli non per un atto proprio di perfezione, né per mortificazione o imposizione, ma come risposta ad un appello esplicito di Dio.
- La tua vita di castità non si riduce ad una vita di continenza sessuale, ma ha lo scopo di condurti ad un’accettazione serena della tua persona, a vivere in pace con te stesso, senza fuggire e senza ricercare gli altri e a donarti con generosità per le esigenze della Chiesa e dell’umanità. È la pratica della carità che san Bernardo ha insegnato a stimare come la massima virtù monastica.
- La carità è anzitutto un rapporto amicale con Dio e con gli altri che ha le caratteristiche della discrezione e dell’affetto per gli altri: così adempi al duplice comandamento dell’amore che il Signore ci ha lasciato nell’ultima sua cena.
- Attraverso la discrezione mantieni la giusta libertà interiore e affettiva per amare Dio sopra ogni cosa e alla luce del suo amore ogni altra creatura.
- Attraverso l’affetto vivi giorno per giorno una carità fraterna e da essa vieni plasmato. Secondo il detto dell’apostolo Giovanni, infatti, se non amiamo i fratelli e le sorelle che vediamo non possiamo amare Dio che non vediamo.
- “La carità non abbia finzioni” ammonisce l’Apostolo. Il capo. 12 della lettera ai Romani è la carta di riferimento per vivere una vita casta in tutti i rapporti personali. Medita spesso questo testo della Scrittura, specialmente nei momenti più duri, nelle ribellioni, nelle delusioni, nei momenti d’incomprensione e di solitudine.
- Abbi cura di non chiuderti in amicizie mono-sessuali, ma coltiva amicizie serene e discrete con persone di entrambi i sessi.
- In modo particolare la castità si esercita attraverso la grazia del perdono, che solo Dio può donare. Per questo accostati regolarmente al sacramento della Riconciliazione con l’intento di ricevere da Dio il perdono dei peccati e la forza di evangelizzare la tua vita.
- Tutte le sere nella tua preghiera perdona di cuore alle persone da cui ti sei sentito ferito e affidati alla misericordia di Dio perché egli muova i cuori di coloro che hai ferito e ti perdonino.
Forma della consacrazione
- Fa’ l’impegno di vivere questa regola attraverso dei voti privati pronunciati davanti al tuo Vescovo o ad una persona che già la vive.
- La durata dei voti è almeno annuale ed è sempre rinnovabile.
- Vesti un abito di colore scuro o comunque non particolarmente sgargiante. Avrà come elemento importante uno scapolare, come segno del servizio a Dio e al suo Regno.
- Se vuoi, vesti una cocolla durante la preghiera liturgica.
Accoglienza degli ospiti
- Da sempre la vita cristiana e monastica ha vissuto l’accoglienza e l’ospitalità come esigenze fondamentali di fedeltà al Vangelo e al proprio Signore non meno della preghiera, del lavoro e dell’amore fraterno.
- Dona a tutti il conforto e la gioia dell’amicizia cristiana e della pace monastica. Ricordando le parole del Signore: “Ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno” non esitare a fare della tua casa e di ogni tua azione un’icona vivente della locanda del Buon Samaritano.
- Accogli volentieri le persone che vogliono condividere la tua vita per qualche tempo e per diversi motivi. Soprattutto chi vuole compiere esercizi spirituali o approfittare della pace monastica per la crescita della propria vita spirituale.
- Considera gli ospiti come fratelli o sorelle, anzi, secondo la più antica pratica monastica, come lo stesso Cristo e aiutali ad entrare nel ritmo e nello stile della tua vita.
- Evita di ospitare per la notte le persone di sesso diverso dal tuo. Tuttavia, valuta di volta in volta, se sia il caso di farlo.
Accoglienza e formazione dei nuovi membri
- Accogli con gioia e disponibilità le persone che si sentono attirate dal tuo stile di vita o dall’idea della Fraternità. Come insegna il grande santo di Assisi, Francesco, ogni membro della fraternità è un dono ricevuto dalla misericordia di Dio, sia che resti in forma definitiva sia che sia compagno o compagna di cammino per qualche tempo
- Ammettile a vivere nella tua casa, proponendo loro un cammino di discernimento vocazionale e di coinvolgimento graduale nella pratica della tua vita.
- Per permettere di vivere secondo questa regola o quella della Fraternità, valuta che la persona abbia queste poche caratteristiche essenziali:
- un esplicito desiderio della pratica dei consigli evangelici
- un orientamento abbastanza certo sul tipo di attività lavorativa in cui impegnarsi
- l’accettazione dello spirito e della lettera di questa regola e di quella della Fraternità
- una serena vita affettiva
- valuta se c’è un’attitudine caratteriale alla vita fraterna o alla vita solitaria
- Puoi discernere insieme se sia il caso di cominciare una forma di vita fraterna seguendo la Regola della Fraternità o se ritenete meglio vivere ognuno la propria vita di consacrazione in solitudine seguendo questa regola.
Vita di comunione ecclesiale
- La comunione ecclesiale è il grembo su cui riposa tutta la vita personale e comunitaria della fraternità. Essa è anzitutto comunione con il mistero della Chiesa nella sua pienezza. In modo speciale la fraternità vive un profondo legame con la Chiesa gloriosa dei santi e degli angeli e si sente onorata della loro amicizia e della loro intercessione, e con la Chiesa del Purgatorio che cerca di sostenere e di sollevare con la preghiera e l’offerta delle proprie sofferenze.
- Sei parte della Chiesa pellegrinante sulla terra, in pieno legame di fede, di obbedienza e di giurisdizione con il Romano Pontefice che la presiede.
- All’interno della Chiesa, e in modo particolare nella porzione di popolo di Dio in cui vivi, coltiva rapporti di fraterna amicizia e comunione con tutte le diverse componenti della Diocesi, dal presbiterio alle parrocchie, alle associazioni e movimenti fino ad ogni singolo fedele offrendo a tutti la tua preghiera, il bene dell’amicizia e una calda accoglienza fraterna.
- In modo particolare vivi in un legame di obbedienza e di affetto ecclesiale con il Vescovo cattolico della diocesi in cui vivi.
- Abbi cura di coltivare amicizie significative con membri di altre comunità cristiane o del popolo d’Israele.
- Con spirito di apertura e dialogo e in riferimento al luogo dove vivi, cura anche i rapporti con persone di altre religioni, a partire dall’Islam, e di ogni ideologia, per contemplare le vie inedite che il Padre, attraverso l’opera discreta e preveniente dello Spirito, utilizza per attirare al suo Figlio ogni uomo.
- Avverti fortemente la necessità di metterti alla scuola dell’esperienza millenaria della vita monastica attingendo continuamente alle varie tradizioni delle diverse comunità cristiane e condividi con tutti i monaci e le monache cristiane la comune fatica di coniugarle alle necessità dei tempi e dei luoghi in cui si vive.
- Il dialogo continuo con i fratelli e le sorelle di tutte le Chiese che vivono questa esperienza di vita battesimale, è, per te, una necessità e un’esigenza preziosa. Anche il contatto e l’amicizia con esperienze monastiche non cristiane può essere molto utile e fruttuosa.
- Offri a tutti i frutti della tua vita soprattutto attraverso l’amicizia personale, l’ospitalità e le attività cui partecipi. Questi frutti consistono principalmente nella lettura evangelica e sapienziale della storia, delle culture e della vita spirituale.
- La tua vita contemplativa non si ferma alla contemplazione del mondo di Dio, ma vuol tendere a scoprire i segni dell’azione preveniente di Dio nella storia e nella vita degli uomini, dei popoli e delle culture. E per adempiere l’insegnamento di Gesù al ricco del Vangelo, “vendi quello che hai”, essa è vissuta per essere donata ad ogni persona che ha bisogno.
- Seguendo l’adagio di S. Domenico, contemplata aliis tradere cerca il modo più opportuno per donare i frutti della tua contemplazione alla Chiesa intera, con cui condividi la missione di portare il Vangelo ad ogni creatura, e al mondo, cui puoi manifestare l’amore della Trinità.
- La partecipazione e la conoscenza della vita culturale del mondo e dei luoghi in cui vivi è, perciò, una tua necessità.
- Considera un dono particolare della provvidenza del Signore se puoi vivere la tua vita in una Chiesa nascente.
Altre norme
- Tutta la vita delineata è una forma di penitenza alta e di grande valore spirituale. Valuta prudentemente se c’è talvolta bisogno di qualche pratica di penitenza specifica soprattutto nei tempi forti della vita liturgica della Chiesa.
- Da' testimonianza della gioia pasquale attraverso la serenità del volto e del tuo agire. Tutti gli uomini hanno sempre diritto alla pace che lo Spirito del Risorto dona al cuore di chi crede in Lui.
- Quanto più vivrai nella pace del Signore e nell’adempimento delle tue responsabilità, tanto più questa testimonianza ti sarà semplice, autentica e non ipocrita, anche nel bel mezzo delle difficoltà e delle prove. Lasciati ammaestrare dall’insegnamento di madre Teresa di Calcutta: “Non permettere che qualcosa ti riempia di dolore fino al punto di farti dimenticare la gioia del Cristo Risorto”.
- Vivi queste norme con profonda libertà interiore. La pratica della vita qui delineata e il confronto con altre esperienze di vita monastica permetteranno di migliorarle perché siano più utili al godimento della pace che sempre ti è donata.
io, Francesco, ho scritto questa regola, chiedo a Dio la grazia di vivere così e di mantenermi nella Sua pace.
Ascoli Piceno, 22 agosto 2026



