Articoli marcati con tag ‘angelo’

vita monastica / 6

vita monasticaI tempi attuali sono certamente “cattivi”, tuttavia, se vissuti bene possono essere tempi “favorevoli” per il nostro monachesimo perché nella storia la decadenza e la crisi non sono sclerosi e invecchiamento, ma anche condizione di una nuova metamorfosi.

Dire che i tempi sono “favorevoli” non significa però che le cose siano “facili”. Si può infatti dire che l’ora presente è favorevole, come certamente ogni tempo è favorevole per il cristiano, quale tempo di salvezza in Gesù Cristo. Nessun momento della storia, infatti, neppure i tempi di transizione o di incertezza come il nostro, sono fuori del disegno di Dio.

Anche questi tempi di “crisi” infatti racchiudono una loro grazia, sono un kairòs per chi lo sa scorgere, per questo bisogna vegliare e mantenere desto il desiderio: Cristo è il “Veniente” (Ap 1,8). Leggi il resto di questo articolo »

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Accoglienza di Angelo nella Fraternità

presentazioneVenerdì 21 novembre, festa della Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio, accoglieremo Angelo nella nostra Fraternità ed egli farà un suo impegno di dedizione a Dio per un anno … e gli doneremo l’abito della preghiera: la cocolla!

per lui un momento importante … per tutti noi un piccolo segno di speranza di e di benedizione del Signore, ma anche di benevolenza della Vergine che ci accompagna sempre con grande amore!

pregate per lui e per noi!

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vita monastica / 5

vita monasticaIl monachesimo, se è autentico, deve essere al servizio dell’uomo, deve essere cioè capace di offrire ai suoi membri la possibilità di vivere non un culto semplicemente esteriore, ma una esperienza vera e profonda di Dio. Il cammino monastico diventa allora per colui che vi è chiamato, anche la piena realizzazione della sua umanità. In altre parole, la conversatio monastica, con le sue componenti tradizionali di solitudine, silenzio, obbedienza, verginità, umiltà, non va contro l’uomo ma lo costituisce a immagine di Cristo, lo rende cioè un uomo maturo. Queste però oggi non sono così facili da proporre né da accettare. Leggi il resto di questo articolo »

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vita monastica / 4

vita monasticaIl clima sociale e culturale in cui viviamo non è certamente dei più favorevoli alla vita monastica.

In un’epoca in cui anche il termine “Dio” è diventato equivoco per l’uomo del mondo secolarizzato ed è clamorosa la netta separazione fra il linguaggio religioso e il linguaggio della cultura contemporanea, non fa meraviglia che anche il linguaggio monastico tradizionale venga avvertito come estraneo rispetto al linguaggio della cultura corrente. La consapevolezza di questo fenomeno invita i monaci ad uno sforzo di riflessione e di mediazione perché il monachesimo possa ancora parlare all’uomo di oggi. Se da un lato avvertiamo che questo sforzo, esigente e faticoso, si rivela sempre più urgente, dall’altro non possiamo ignorare che creare un linguaggio nuovo comporta sempre una parte di rischio che fa paura. Leggi il resto di questo articolo »

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vita monastica / 3

Certamente oggi viviamo “giorni cattivi” (rif. Ef 5,15s: “Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; proffittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi”). Viviamo in tempi di crisi dei quali è difficile percepire il senso. E anche se oggi è diventato banale anche parlare di “crisi” (Già trent’anni fa, in una conferenza tenuta il 29 maggio 1969 all’Università di Saint-Louis, Missouri (USA), per il 150’ anniversario della fondazione intitolata: “La Chiesa nella crisi attuale”, il Padre De Lubac diceva: “Assistiamo oggi a una crisi di civiltà, ma questa osservazione, da qualche tempo è ormai diventata banale”), credo che non sia inutile insistere. Se da una parte infatti è facile notare una tendenza assai diffusa a sottolineare l’aspetto drammatico della situazione attuale, acutizzato dalle numerose incognite che affollano il destino della civiltà, fino ad alimentare un ambiguo “sentimento della fine”, dall’altra si può osservare l’atteggiamento subdolo di una nuova retorica che “vieta” di vedere la crisi e di riconoscerla (in una intervista rilasciata a G. Valente, il cardinale Christoph Schònborn, parlando della crisi della vita religiosa iniziata trent’anni fa, osservava: “Ci stiamo ancora dentro. E la difficoltà è resa più grave dalla retorica e dalle sue conseguenze, da quella retorica che vieta persino di vedere la crisi, di riconoscere che c’è una crisi. Non lo permetteva già negli anni 70 l’ideologia dominante, secondo cui tutto doveva essere descritto in termini di progresso, miglioramento. Adesso la crisi è coperta ancora di più dalla nuova retorica secondo cui le cose vanno meglio di allora, “in 30 Giorni, n.2, 1999, p 58). Il padre GHISLAIN LAFONT, nel suo libro: “Immaginare la Chiesa”, pensa che per comprendere la crisi attuale della Chiesa sia necessario metterla in stretta relazione con quell’altra crisi che alcuni autori hanno definito in modo tragico “la fine della modernità” – ed effettivamente è piuttosto diffusa la coscienza che ci troviamo a una svolta, alla fine di un’epoca. E la fine della modernità verrebbe a coincidere cronologicamente con un’altra e più vasta fine, quella di tutta la civiltà occidentale ( rif. G. Lafont, Immaginare la Chiesa cattolica. Linee e approfondimenti per un nuovo dire e un nuovo fare della comunità cristiana, Cisinello Balsamo 1998, p. 27-35). Leggi il resto di questo articolo »

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La fraternità ha come modello unico il Cristo, che visse senza separazioni una profonda vita di comunione e intimità con il Padre e il peregrinare per l’annuncio della salvezza. Il ministero di Gesù in Galilea è il mistero della sua vita che dona forma ad ogni membro della fraternità; un mistero da approfondire, studiare e vivere con crescente profondità e vitalità. La santa terra di Cafarnao, luogo dove il Signore abitava e da cui partiva per l’annuncio della salvezza, è particolarmente cara ad ogni membro della fraternità.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.