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Gennaio e febbraio 2014

cappelladoroIl nuovo anno solare ci ha portato una grande novità … soprattutto ci ha portato la novità più importante: l’Arcivescovo ci ha riconosciuti canonicamente. Due santi ci sono stati particolarmente vicini: sant’Antonio, abate e san Francesco di Sales. Nelle date in cui celebriamo la memoria di questi santi si sono svolti gli atti che ci hanno dato il riconoscimento giuridico della Chiesa. Il 17 Francesco ha fatto la richiesta all’Arcivescovo di Gaeta, il quale con un decreto del giorno 25 ha risposto riconoscendo la nostra Fraternità. Così abbiamo potuto fare i nostri impegni monastici davanti a mons. Fabio Bernardo D’Onorio. Una cosa davvero straordinaria anche per il luogo e la data: un segno di attenzione non solo del nostro pastore, ma anche della Vergine Maria. Infatti abbiamo celebrato questo riconoscimento e gli impegni nella Cappella dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria a Gaeta, detta anche Cappella d’Oro, nel giorno in cui si fa memoria dell’apparizione della Immaculada Councepciou a santa Bernardette, il giorno 11 febbraio. Leggi il resto di questo articolo »

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
In modo tutto speciale la fraternità guarda con amore e devozione alla Beata Vergine Maria. In Lei trova realizzato in maniera singolare ed unica, ciò che il Padre desidera e ama nella Chiesa, creatura del suo Spirito di Amore, e in ogni persona, creata per essere immagine del Figlio suo diletto. Perciò, come il discepolo prediletto, vuole accoglierla nella propria casa perché sia maestra nell’ascolto della volontà del Padre, nell’accoglienza dello Spirito Santo e nell’amore tenero e forte verso il suo Figlio, Gesù. Ogni membro della fraternità scopre nell’attenzione materna e nell’intercessione della Vergine sua Madre un sostegno ineguagliabile e insostituibile nella lotta spirituale cui la vita monastica conduce.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.