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Sui preti sposati ovvero contro una Chiesa clericale

Papa Francesco (o Scalfari? o chi per lui ...) ha lanciato una pietra nello stagno della Chiesa cattolica: rivedere la prassi del celibato sacerdotale si può!
Naturalmente con i chiaro "distinguo" del caso: non per i vescovi e non per chi già è prete. La possibilità che la tradizione ecclesiale mette davanti è quella di far accedere al secondo grado dell'Ordine Sacro persone già sposate.

Naturalmente la cosa ha suscitato tante reazioni e commenti ecc. ecc.
E voglio dire anche la mia, con due considerazioni:

La prima è sul fatto che il celibato per chi è ministro della Chiesa sia "soltanto" una prassi ecclesiastica (Scalfari ha scritto che il Papa avrebbe detto che risale al X secolo ... e sappiamo bene che al Papa, specie durante un semplice colloquio, non è richiesta una competenza in res storica) ... anche se fosse così non è un buon motivo per "dover" mettere in discussione una consuetudine così antica e radicata nella vita della Chiesa ... però diverse cose mi fanno sospettare che il legame tra celibato ed esercizio del ministero sacerdotale sia ben più forte di una prassi consolidata. Persino nelle Chiese bizantine (o orientali come dir si voglia) sembra essere più una concessione che una vera e propria linea di principio: di fatto i vescovi sono scelti tra i celibi ... se poi si pensa che fior fiore di storici e di teologi ritiene che già gli Apostoli seguendo Cristo e dedicandosi all'evangelizzazione abbiano abbandonato moglie e figli e figlie e campi ... si capisce che forse c'è qualcosa di più di un semplice legame giuridico o di consuetudine. C'è poi il fantasma del disprezzo del sesso e della pratica sessuale: la prassi del celibato deriverebbe da quello! "E sarebbe ora di smetterla con queste cose da medioevo!" Il discorso sarebbe lungo (proprio a partire dal medioevo), ma basti considerare che la ragione più forte del legame tra sacerdozio e celibato è la conformazione alla vita di Gesù. Proprio perché il sacerdote agisce in persona Christi, ne vuole vivere anche lo stile di vita che - di fatto - fu quello celibatario

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La seconda considerazione non l'ho mai sentita dire, ma mi pare davvero importante! Anzi, penso che sia un elemento fondamentale per una decisione a riguardo. La richiesta di far accedere uomini sposati al sacerdozio mi pare che riveli una concezione clericale della Chiesa. Potremmo dire che è lo stesso "brodo" che chiede l'ordinazione delle donne. Cosa c'è dietro questo se non una visione del ministero presbiterale come "potere", come "maggiore dignità", come "poter entrare nella stanza dei bottoni"? Il Concilio Vaticano Secondo è andato in direzione totalmente opposta: quella della valorizzazione del laicato per ciò che esso è nella Chiesa e nel mondo (vedi il fondamentale capitolo IV della Lumen Gentium). Una persona sposata non ha bisogno di esser prete per poter "contare" nella Chiesa. Così una donna. Semmai è la vita battesimale vissuta con piena dedizione a offrire un posto di rilievo nel Popolo di Dio. Così mi pare di vedere che un'eventuale ammissione al presbiterato di persone sposate porti la Chiesa ad una più grande clericalizzazione, mentre lo Spirito Santo la spinge altrove. Così occorrerebbe chiedersi: come fare per valorizzare gli uomini e le donne di fede? Come formare in maniera vera e adeguata i cristiani oggi che spesso sono vittima del potere culturale e teologico di un clero che, nonostante tutto, ne sa più di loro in fatto di fede? Perché una persona nel 2014 per poter sapere se è nelle condizioni canoniche per potersi accostare alla comunione sacramentale deve dipendere da quello che gli dice un prete? art-fresco-jesus-baptism
E qui potremmo farci aiutare dall'intuizione della povertà culturale di don Lorenzo Milani e applicarla alla Chiesa. Don Milani, infatti, scoprì che il vero problema dei poveri non era che non avevano soldi, ma che erano privati degli strumenti culturali che gli avrebbero permesso di vincere le loro condizioni di povertà. Così è per i laici oggi nella Chiesa. Il problema del celibato dei preti, in realtà, è un falso problema: la vera sfida è che a 50 anni dal Concilio - per antonomasia! - la formazione teologica e spirituale del fedele medio è molto meno solida e completa di quella dei nostri nonni (che erano analfabeti e sapevano soltanto il Pio X)! Coll'avanzare imperioso di un nuovo clericalismo pericoloso e deviante che intende imporre, dall'alto di una intelligenza illuminata e liberante, una visione di Chiesa spesso non vera e parziale ... e la folla cui viene inculcato "preti sposati perché che male c'è" sono quelli che non conoscendo la fede e la tradizione ecclesiale sono proni all'autorità sottile di questo rinnovato clericalismo illuminato e gnosticheggiante ... quella della deriva clericalista della Chiesa, allora, mi pare una delle ragioni più importanti per mantenere saldamente il celibato ecclesiastico

donec alitur provideatur

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