Articoli marcati con tag ‘domenica’

dare un nome a Dio

A qualche giorno dalla vigilia del Natale
ecco che a guidarci c’è una figura straordinaria: san Giuseppe!
Che riceve dall’angelo una chiamata davvero speciale… quella di dare un nome a Dio!
“lo chiamerai Gesù”: la Madonna da alla luce il Figlio di Dio
ma dargli un nome, questo spetta a Giuseppe!
È vero che il nome lo riceve e non lo pensa lui, ma quello che è importante
soprattutto mettendoci nei panni di una persona dei tempi in cui scrive l’evangelista
l’importante è che sia san Giuseppe a dare a lui un nome!

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vedere, contemplare

Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, ricorre spesso questo verbo: “vedere”.
I discepoli di Giovanni Battista devono riferirgli quello che hanno
“udito” e anche quello che hanno “visto”.
E poi Gesù interroga ripetutamente le folle sul che cosa sono andati a vedere.
E comprendiamo bene che ci sono due livelli di esperienza religiosa
che il Vangelo ci propone e ci invita a vivere.

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Iperstracolma di grazia

Sembra che questa festa sia soltanto qualcosa di aggiunto alla nostra fede
tanto che i cristiani della Riforma non comprendono come possiamo celebrare una cosa
che non è espressamente e direttamente scritta della Bibbia.
E persino molti cattolici oggi sembrano mettere da parte questo mistero
che oggi celebriamo ma che è da sempre – prima ancora della sua definizione ufficiale –
uno dei misteri che il popolo di Dio ama, celebra e vive con intensità.
La vergine Maria, così noi crediamo, è stata preservata dal peccato originale
già nel momento della sua concezione! Perché?

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stare a vedere

Tintoretto, Crocifissione

Anche noi, oggi, siamo invitati a stare a vedere come quelli del Vangelo .
Ricacciando, però, questa parola: “Salva te stesso!”
Noi siamo invitati a guardare, anche noi…
E scopriremo che dinanzi a noi c’è un uomo crocifisso
che, però, pur avendo la possibilità di salvarsi – o meglio, di sfuggire alle nostre cattiverie – non lo fa:
Gesù resta sulla croce!

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intima presunzione

Che cosa manca a questo “fariseo” per cui va a casa sua perdendo la sua giustizia
– cioè la sua “santità”, la sua vicinanza a Dio -?
Che cosa ha fatto di tanto grave?
Qual è questa “intima presunzione” (che magari abita anche la nostra vita)?
Dobbiamo chiedercelo bene e non fermarci a dire banalmente che era presuntuoso!
O che abbia messo in primo piano l’io piuttosto che Dio – come ho letto in qualche commento.
Perché la preghiera del fariseo è perfetta: con autenticità riconosce che tutto viene da Dio.
Se egli è capace di non essere come quel pubblicano è perché il Signore lo aiuta!
Questa parabola ci fa vedere chiaramente quello che insegna san Paolo
e cioè che non siamo resi “santi” per le opere che compiamo, ma per la fede (Rm 3,21-28)!

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dalla Regola di vita
Accoglienza e formazione dei nuovi membri
Il capitolo, quando ammette per la prima volta una persona aspirante ai voti, la affida a un santo o ad una santa come segno di comunione ecclesiale e come sostegno nel cammino della vita.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.