Articoli marcati con tag ‘domenica’

intima presunzione

Che cosa manca a questo “fariseo” per cui va a casa sua perdendo la sua giustizia
– cioè la sua “santità”, la sua vicinanza a Dio -?
Che cosa ha fatto di tanto grave?
Qual è questa “intima presunzione” (che magari abita anche la nostra vita)?
Dobbiamo chiedercelo bene e non fermarci a dire banalmente che era presuntuoso!
O che abbia messo in primo piano l’io piuttosto che Dio – come ho letto in qualche commento.
Perché la preghiera del fariseo è perfetta: con autenticità riconosce che tutto viene da Dio.
Se egli è capace di non essere come quel pubblicano è perché il Signore lo aiuta!
Questa parabola ci fa vedere chiaramente quello che insegna san Paolo
e cioè che non siamo resi “santi” per le opere che compiamo, ma per la fede (Rm 3,21-28)!

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knocking on heaven’s doors

Sarebbe facile strumentalizzare questa parabola del Signore
e farla diventare una favoletta moralistica sul fatto che
ci sono i poveri e noi invece stiamo bene e che dobbiamo essere solidali ecc. ecc.
Sarebbe facile e, probabilmente, anche poco rispettoso di quello che il Vangelo ci annuncia
– e, d’altronde, ogni moralismo è estraneo all’annuncio del Signore! –
Questa parabola, infatti, torna su un tema “classico” della Scrittura:
l’uomo vede le cose in un modo, ma Dio… in un modo davvero diverso!

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spregiudicatezza

Marinus van Reymerswaele
La parabola dell’amministratore disonesto
particolare

Farebbe fatica il Vangelo di oggi ad essere accettato nei salotti buoni della nostra società
dove ciò che conta è l’autenticità, la coerenza, l’essere a posto.
Il comportamento che il Signore indica come riferimento
è, di fatto, un comportamento disonesto, diremmo quasi mafioso.
Quell’uomo sta per perdere tutto e sfrutta la sua situazione per farsi qualche complice.
Non proprio un comportamento corretto!
Ma, bisogna che lo impariamo, Dio è spregiudicato!
Dio, almeno così come ce lo annuncia Gesù, è addirittura irriverente!

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estremisti

Spesso si associa la partecipazione alla vita della Chiesa, alle cose di Dio
con l’essere persone che si comportano bene, che sanno comportarsi bene.
Ed è così, in effetti, ci mancherebbe!
Ma si dimentica che quanto più una società è lontana da Dio e dal Vangelo
tanto più i cristiani diventano eversivi, estremisti, inaffidabili, non più omologabili.
È quello che fa scattare, poi, ad un certo punto, il martirio, la persecuzione.
I cristiani sono sempre eversivi, estremisti.
E il Vangelo di oggi ce lo illustra in modo chiaro e inequivocabile.

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un galateo evangelico

Persino Gesù ci offre oggi un suo “galateo”!
Perché le due piccole parabole che abbiamo ascoltato si riferiscono proprio
a “buone maniere” da avere quando si fanno banchetti.
Ma dobbiamo subito notare una cosa:
il galateo evangelico è un po’ distante dalle logiche che incontriamo di solito.
Non perché vuol essere “alternativo” ad ogni costo,
ma perché, piuttosto, il Vangelo ci indica
un modo di vivere, di pensare e di agire
che, senza negare ciò che è bene e opportuno per ogni persona e ogni cultura,
è sempre oltre e apre dli spazi per una umanità rinnovata e più autentica.
L’annuncio evangelico quasi mai si contrappone,
ma, sempre, offre una possibilità più alta, più esigente e più liberante!

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dalla Regola di vita
Vita di povertà
Delle entrate è sempre esplicitata la provenienza. Ordinariamente sono soltanto quelle derivanti dal lavoro dei membri della comunità e dalla decima parte delle offerte ricevute.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.