cristiano ≠ moralista

Questo Vangelo ci fa capire molto come il moralismo è qualcosa di totalmente estraneo a chi crede.
Tanto che se è chiaro l’insegnamento morale della Chiesa – e spesso anche contestato! –
tuttavia spesso nella società sono soltanto i credenti che sono accanto a chi vive ferito
dalle conseguenze di molti comportamenti distorti, che generano sofferenza e disagio.
Ma l’insegnamento morale della Chiesa e di chi crede in Gesù
non può essere mai moraleggiante!

Che cosa intendo dire?
Che nella nostra società – influenzata da un certo puritanesimo di ambiente americano e inglese –
ci si scandalizza per molte cose e perfino ci si indigna per comportamenti o semplicemente frasi
che non sono secondo quello che dovrebbe essere il buon comportamento e il ben pensare.

Famoso è il caso della Barilla che fece una pubblicità in cui presentava una famiglia
che consumava i suoi prodotti: ma era una famiglia “ordinaria”… uomo, donna, bambini…
Fu accusata di essere omofoba e di discriminare omosessuali, transessuali ecc.
Così oggi le sue pubblicità – come quelle di molti prodotti – sono inclusive
e presentano coppie e famiglie di tutti i generi per evitare questi linciaggi!

Un credente non potrebbe mai fare così!
Anche e semplicemente per il Vangelo che abbiamo ascoltato appena adesso.
Perché questo atteggiamento perbenista e moraleggiante è quello del servo verso l’altro servo!
Se non ci fosse la prima parte, quella del condono del debito enorme, cioè,
potremmo davvero dire che ha fatto bene, che era opportuno
magari un po’ estremo nei modi, ma la giustizia è giustizia!

Il cristiano, però, nasce non da una purezza che egli ha e poi perde.
Il credente è salvato da Dio che condona tutto il suo debito infinito.
Il credente conosce che c’è un amore e un perdono che lo precede e lo ha salvato!
E, alla luce di questo perdono, non può che amare e perdonare a sua volta.

Così che amare, perdonare e tutti gli altri atti virtuosi e moralmente giusti che noi viviamo
non nascono da un buon modo di pensare e dalla paura di un castigo.
Nascono da un dovere di riconoscenza: “Come è stato fatto a me così devo fare anche io!”

E ci sono due conseguenze:
la prima è che ogni “peccato”, per un credente, è sempre una offesa anche a Dio.
Non è solo qualcosa di brutto o di sbagliato.
È anche una mancanza di riconoscenza verso Colui che ci ha donato – e ci dona – ogni cosa!

La seconda è che non si può davvero vivere da cristiani se non si conosce l’amore di Dio per noi.
Non possiamo davvero comportarci secondo il Vangelo
se prima non abbiamo conosciuto quanto Dio ci ama e come Egli ci ha perdonato ogni cosa
in Gesù, suo Figlio, morto sulla croce per noi e risorto per la nostra salvezza!

Proprio Lui ora si dona a noi e ci fa conoscere il perdono e l’amore del Padre!
Contempliamo il suo amore e potremo davvero amarci e perdonarci di vero cuore.
Accogliamo il suo Spirito Santo e potremo davvero vivere
alla luce dell’Amore vero ed eterno che ci precede e che può donare autenticità al nostro amore.

Valledacqua, 13 settembre 2020
XXIV domenica del Tempo Ordinario
Sir 27,30-28,7; Sal.102; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35

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