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BENEDIZIONE

Tutto comincia con una benedizione.
Tutto trova significato in una benedizione.
Tutto si compie in una benedizione.
Che è quella del Figlio verso il Padre e non il contrario.
Che è quella del Figlio che vede nella storia di un mondo dominato dal male
non la distruzione e la morte, il peccato e lo squallore che ne viene…
il Figlio vede l’opera del Padre attorno a sé…
e ne gioisce … e lo benedice!

E anche noi che siamo figli nel Figlio, con la forza del battesimo, possiamo vivere
alla luce di questa benedizione, portandola nel cuore e nella vita.
Una benedizione che scorge nelle vicende della vita non una caterva di punizioni
non una sfilza di eventi pieni di ingiustizia e di male
uno sprofondare verso il baratro mentre lo ieri è sempre meglio dell’oggi…
questa benedizione scorge nelle cose che accadono – anche quelle più terribili – una strada di autenticità!
E risponde ad una delle questioni più laceranti della coscienza dell’uomo della Bibbia ebraica:
Così, ad esempio, chiede Geremia a Dio: “vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia.
Perché la via degli empi prospera? Perché tutti i traditori sono tranquilli?” (Ger 12,1)

C’è una sapienza, un mistero che solo i piccoli possono accogliere e conoscere.
Questo mistero è proprio la vita più profonda di Dio: l’amore che lo abita.
I potenti, i sapienti non possono conoscere il mistero profondo che regge ogni cosa:
questo legame che lega il Padre e il Figlio e che costantemente fa esistere ogni cosa.
Poter conoscere questo è possibile solo rifugiandosi nell’abbraccio del Figlio
sottomettendosi al peso del suo amore che è donato a tutta l’umanità.

Costantemente siamo messi davanti a questa possibilità!
Seguire la via di una sapienza e di un potere “mondano”, che cioè
sembra assicurarci tranquillità, ricchezza, conoscenza e superiorità…
Oppure possiamo seguire la via del Figlio di Dio
che si è lasciato mettere da parte dai forti e dai grandi nomi del mondo
per poter incontrare i piccoli, i poveri, gli scartati, i miserabili, i peccatori!

Possiamo restare chiusi nelle nostre certezze religiose e morali
ponendoci al di sopra di tutti gli altri che, umanità dannata, non hanno
rettitudine, correttezza, ricchezze intellettuali e spirituali…
oppure possiamo scendere la scala della umiltà e dell’amore
possiamo essere come il Figlio che dona la vita, che si fa pane, che versa il suo sangue
e benedice il Padre che, nella sua provvidenza tutto guida verso ogni bene…

Possiamo cercare la grandezza, la sicurezza e la sapienza e ogni cosa …
oppure farci piccoli, figli, essere nella benedizione del Figlio verso il Padre.
Eccoci davanti a Colui che ci invita ad andare, noi stanchi e oppressi
dalla ricerca di una stabilità che non arriva mai, verso la sua piccolezza.
Eccoci davanti a Colui che ci accoglie alla sua scuola di mitezza di umiltà,
l’unica che ci dona un peso che possiamo portare: quello dell’amore autentico…
che ora qui sull’altare è donato a noi!

Valledacqua, 9 luglio 2023
XIV domenica del tempo ordinario
Zc 9,9-10; Sal.144; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

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