entrò per rimanere con loro!

Questo Vangelo, che conosciamo così bene,
parla dei nostri giorni e di come dobbiamo vivere i giorni che verranno!
Sì… parla di persone deluse nella speranza e parla di un incontro gioioso al termine!
Parla di noi che viviamo nelle nostre case dove siamo come confinati
e di un domani dove ci raduneremo di nuovo nella Gerusalemme delle nostre chiese

A dire il vero il Vangelo comincia per strada per poi giungere in una casa…
anche questo è molto significativo
perché tu puoi stare in casa, chiuso, murato, ma essere fuori,
possiamo, cioè, vivere nel chiuso sicuro delle nostre case,
ma in realtà viverle come una prigione e col desiderio di vivere fuori e basta

Mentre è importante che scopriamo come le nostre case possono diventare dei luoghi di pace
possono trasformarsi in spazi di santificazione, di autentica fraternità, di accoglienza di Dio!
Finché sono sulla strada i due discepoli sono tristi e senza speranza;
ma quando entrano nella casa – e Gesù entra per restare con loro –
ecco che sperimentano la pace e la gioia e riescono perfino a riconoscere il Risorto con loro!

Così possiamo chiederci come noi viviamo in questi giorni nelle nostre case
nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità di vita, nei nostri conventi o monasteri!
Con il desiderio di fuggirne e di trovare altrove (fosse anche in chiesa) la nostra pace
o provando a scoprire come qui dove siamo ora il Risorto ci attende
per spezzare il pane con noi, per restare con noi?

Solo se sapremo vivere così la nostra vita di ogni giorno
allora potremo anche saper uscire per vivere come il Popolo di Dio
che si raduna in una casa, appunto, in un luogo simile a quello in cui viviamo quotidianamente!
Le nostre Chiese non sono tanto un luogo di culto o di socializzazione
ma sono lo spazio dove condividiamo l’esperienza dell’incontro con Gesù risorto!

Ma Gesù risorto lo sperimentiamo e lo incontriamo quando stiamo nelle nostre case e lo accogliamo.
C’è una frase che mi piace molto in questo vangelo: “Entrò per rimanere con loro”.
Gesù risorto non resta con i suoi discepoli per la strada, ma si lascia accogliere nella loro casa.
Non solo: Egli entra nella loro casa per rimanere con loro, per non lasciarli più.
Se la strada è il luogo dello spiegare le Scritture, la casa è lo spazio che resta dove Dio prende carne.

Così, per vivere bene la nostra fede, dobbiamo imparare a vivere la nostra “casa”.
Nella vita monastica esiste la cella, quel luogo dove il monaco o la monaca vive il suo incontro col Risorto
e poi tutta la casa, tutto il monastero è un abitare con Colui che entra per restare con noi.
I monaci non stanno sulla strada perché hanno scoperto che Dio dimora con loro
nella loro cella, nella vita comune, nella liturgia, dell’amore fraterno, nel lavoro…

Anche tutti voi potete scoprire, in questo tempo, che la casa dove vivete
non è un luogo di confino, di prigionia, ma un luogo di libertà
dove poter incontrare Colui che si vi entra – se lo accogliete – per restare con voi!
Come cerchiamo di fare noi monaci, anche voi potete fare della vostra casa
un piccolo santuario della presenza viva di Gesù risorto

Quando potremo incontrarci di nuovo, in quella casa comune che è la chiesa,
potremo raccontarci la gioia di aver incontrato Gesù risorto
e fare delle nostre chiese dei luoghi dove il Vangelo è raccontato, vissuto insieme e donato!
Ma questo sarà possibile non se la chiesa diventa il luogo delle nostre fughe
ma quando diventa lo spazio dove condividiamo un’esperienza che abbiamo vissuto!

Accogliamo, allora, Gesù risorto nella nostra casa e nella nostra vita:
“Resta con noi, Signore… entra nella nostra casa per rimanere con noi e donarci la tua gioia!”

Valledacqua, 26 aprile 2020
III domenica di Pasqua
At 2, 14. 22-33; Sal 15; 1 Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35

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